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Home Tecnologia

L’intelligenza artificiale si paga solo se serve davvero, cambio di rotta per OpenAI

di Il Corriere Cultura - Redazione
01/09/2026
L’intelligenza artificiale si paga solo se serve davvero, cambio di rotta per OpenAI

 OpenAI avrebbe avviato una fase di sperimentazione per un nuovo sistema di fatturazione, attualmente riservato a un gruppo selezionato di aziende clienti. Secondo quanto emerso da un report di The Information, questo modello commerciale prevede che le imprese paghino per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale esclusivamente nel caso in cui il software riesca a portare a termine con successo il compito assegnato, come per esempio la gestione e la chiusura definitiva di una richiesta di assistenza tecnica. Qualora il sistema non risolva il problema, l’operazione non genera alcun costo per l’utente.     Il meccanismo sarebbe stato concepito per risolvere la problematica delle spese impreviste. Fino a questo momento, la fatturazione di OpenAI si è basata sul consumo di risorse informatiche, misurato in “token”. Le aziende pagano per l’effettiva potenza di calcolo impiegata a ogni singolo tentativo dell’intelligenza artificiale. Tale struttura tariffaria espone i clienti al rischio di ricevere fatture elevate, specialmente a fronte di procedure inefficaci, errori del sistema o reiterazioni a vuoto. Con la nuova formula, l’onere finanziario delle elaborazioni fallite si trasferirebbe dall’azienda cliente al fornitore della tecnologia. Per la fonte, la sfida più complessa per l’estensione di questo metodo su larga scala risiede nella necessità di stabilire criteri contrattuali chiari per definire il “successo” di un’operazione.     “Se la chiusura di un ticket di assistenza è un dato oggettivo, il completamento di compiti articolati in molteplici passaggi, sempre più richiesti ai nuovi agenti autonomi, rimane un parametro di difficile misurazione” spiega The Information.        

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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