“La coscienza ci distingue dalle macchine. L’etica non è un algoritmo, non può essere spiegata”. Così Federico Faggin, fisico, inventore e imprenditore italiano, padre del primo microprocessore commerciale nel 1971, è intervenuto da remoto allo Human Driven AI Summit in corso a Pompei, una due giorni di riflessioni sull’intelligenza umana al centro dell’era digitale. In un momento in cui a livello mondiale si è acceso il dibattito tecnologico, economico e politico sullo sviluppo e la sicurezza di questa tecnologia.
Faggin ha ricordato come la coscienza dell’uomo non sia replicabile, restando uno degli elementi di differenziazione tra la mente umana e gli algoritmi più avanzati di intelligenza artificiale. “Bisogna postulare l’esistenza della coscienza e del libero arbitrio sin dalle origini dell’Universo”, prosegue il fisico, “è impossibile, con la fisica classica, spiegare l’esistenza di questi processi”.
Faggin, classe 1941, è una voce autorevole nel settore tecnologico e un nome storico della Silicon Valley. Oltre ad aver progettato l’Intel 4004, è stato responsabile dello sviluppo dei microprocessori Intel 8008, Intel 4040 e Intel 8080 e z80 e delle relative architetture. Ha progettato la tecnologia MOS silicon gate che ha reso possibili i chip di memoria a semiconduttore. Inoltre, ha ricevuto nel 2010 dal presidente Obama la National Medal of Technology and Innovation, nel 2014 è stato insignito del Premio Enrico Fermi. Oggi dedica la sua ricerca allo studio scientifico della coscienza attraverso la Federico and Elvia Faggin Foundation.
Faggin, in collegamento da Pompei, ha ribadito che non si possono replicare con una intelligenza artificiale gli aspetti fondamentali dell’uomo, “il solo pensarlo è una favola”, ha sottolineato. Per Faggin, coscienza e libero arbitrio creano il linguaggio, “sono alla base dell’informazione, del dato. Ma il dato non è tutto, anzi manca di qualcosa, profondamente umano. Non possiamo delegare alla fisica quantistica le componenti della mente”.
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