Il monossido di carbonio, secondo
alcune stime, provoca ogni anno solo in Italia tra i 350 e i 600
decessi, con oltre 6mila ricoveri ospedalieri e l’80% delle
intossicazioni che si verifica tra le mura domestiche.
A ricordarlo sono gli esperti della Società Italiana di
Medicina Ambientale (Sima), che lanciano l’allarme dopo la nuova
tragedia avvenuta in una baita in provincia di
Verbano-Cusio-Ossola, dove una persona è morta e altre cinque
sono rimaste intossicate.
Il monossido di carbonio (CO) è particolarmente insidioso poiché
è un gas incolore e inodore in grado di provocare a
concentrazioni eccessive la morte quasi immediata – spiega Sima
– Si tratta di un gas da combustione emesso dai motori a
benzina, fornelli, generatori, lampade a gas, radiatori
portatili a kerosene e a gas, caldaie, scaldabagni, caminetti e
stufe a legna o a gas. Una volta inalato, il CO si lega
all’emoglobina con un’affinità oltre 200 volte superiore
rispetto all’ossigeno, formando carbossiemoglobina e
compromettendo la capacità del sangue di acquisire e trasportare
ossigeno, con conseguente ipossia tissutale.
“La severità delle manifestazioni cliniche da intossicazione da
CO dipende dalla sua concentrazione nell’aria inspirata, dalla
durata dell’esposizione e dalle condizioni di salute delle
persone coinvolte – afferma il presidente Alessandro Miani –
Particolarmente suscettibili sono gli anziani, le persone con
affezioni dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, le donne
in stato di gravidanza, i neonati ed i bambini in genere”.
Per evitare incidenti e casi di intossicazione è fondamentale
sottoporre a manutenzione periodica gli impianti di
riscaldamento delle abitazioni, spegnere i motori degli
autoveicoli quando si staziona all’interno di spazi chiusi, non
usare mai in ambienti chiusi sistemi di cottura progettati per
l’utilizzo all’aria aperta. Può essere inoltre utile dotare le
abitazioni private di sistemi di allarme in grado di rilevare la
presenza di CO.
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