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Isabella Rossellini, ‘stroncata al mio primo ruolo, mi diedi alla moda’

di Il Corriere Cultura - Redazione
07/08/2026
Isabella Rossellini, ‘stroncata al mio primo ruolo, mi diedi alla moda’

(di Laura Valentini)
Dalla passione per gli animali, che
ha poi coronato con la laurea a 50 anni in etologia, al piccolo
ruolo con i fratelli Taviani ne ‘Il prato’ accettato perché la
mamma, Ingrid Bergman, le disse che era sbagliato rifiutare per
timore dei giudizi, alla carriera di modella percorsa per
ritrovare fiducia in se stessa dopo che i giudizi pessimi sul
film puntualmente arrivarono. Quella di Isabella Rossellini,
premiata dal Locarno Film Festival con l’Excellence Award, è una
carriera multiforme nata all’ombra di due mostri sacri del
cinema, tra la madre e il padre regista Roberto Rossellini, e
poi divenuta un percorso di grandi interpretazioni con grandi
registi, da David Linch, a Taylor Hackford a John Schlesinger
(“il più paterno con me”) e tanti altri passando per la
televisione e la moda. “Da bambina la prima passione sono stati
gli animali: raccoglievo sempre cani per strada e papà mi diceva
‘basta portano le pulci'” ma poi “mi diede un libro di Konrad
Lorenz il grande etologo e mi appassionai sempre più” racconta
alle Conversazioni con il pubblico del festival.
   
“Io sarei voluta diventare etologa ma ancora la materia non
era insegnata all’università per cui ho seguito la mia seconda
passione, la moda, e provai a diventare costumista. La prima
moglie di papà Marcella De Marchis lavorava come costumista e mi
prese con se'” ma comunque “a 55 anni mi sono laureata in
etologia” e ora ha una grande fattoria piena di animali. “Questa
– spiega mostrando le decorazioni della giacca – è la lana delle
mie pecore”. E agli animali ha dedicato una serie di
cortometraggi che li mostrano nel loro habitat o ne colgono
specificità come Mammas o Green porno o Seduce me.
   
“Ora realizzo una serie di film corti sull’evoluzione degli
animali domestici “The survival of friendshipness”” perché in
effetti si è evoluto chi più ha mostrato amicizia agli umani,
dice sorridendo. A sorpresa in questa sua attività dice di
dovere molto a Robert Redford: “lui aveva un canale televisivo
Sundance e prima ancora che esistesse Youtube mi ha chiesto di
fare film corti, adatti come contenuti dei cellulari, non più di
due minuti. ‘Coraggio lo puoi fare’, mi disse”. Il primissimo
ruolo nel cinema lo fece quando mamma Ingrid “finalmente fece un
film a Roma di Vincent Minnelli che io ho fatto per passare
tempo con mamma. Poi i fratelli Taviani mi proposero di fare ‘Il
prato’: io non volevo per paura delle critiche ma mamma mi disse
‘sbagli perché gli italiani sono grandi artisti e questa è
un’occasione per imparare e non farlo perché sei figlia mia è
sbagliato’: allora l’ho fatto e la critica mi ha ammazzato e io
per 5 anni non ho fatto l’attrice, ero traumatizzata, il film
non l’ho mai rivisto…” spiega l’attrice sorridendo.
   
Poi la parentesi da giornalista come assistente a Gianni
Mina’ “e i miei primi servizi tv che erano comici per Renzo
Arbore che faceva ‘L’altra domenica’, c’era anche Benigni”.
   
Comunque la carriera di modella “mi ha aiutata a recitare:
quando si è giovani e si e giudicati malissimo essere accettata
nel mondo della moda mi ha molto rassicurato, ho fatto nove
copertine con Avedon che era un grande fotografo e mi disse che
le modelle son come star del cinema muto. Mi proponevano
comunque il cinema e ho detto sì a ‘White nights’ di Taylor e
poi ho fatto ‘Blue Velvet’. Con David (Linch, ndr) ci siamo
incontrati al ristorante: io mangiavo con i miei e lui disse:
‘assomigli a Ingrid bergman’ e qualcuno disse: ‘sei scemo, è la
figlia…’. Poi mi ha mandato un appunto dicendo se volevo fare
il film. Abbiamo fatto delle scene e poi mi ha offerto il ruolo.
   
Ho fatto il trucco e messo la parrucca al mio personaggio
Dorothy, come se fossi una bambola perché lei voleva nascondere
il suo stato di donna abusata”.
   
Nella scelta dei ruoli dà la precedenza al regista: “La prima
cosa certo sono i copioni ma alla fine sono solo indicazioni:
per me importante è chi è il regista, certo a volte desidero
lavorare con un altro attore che amo ma soprattutto conta chi è
il regista”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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