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Ecco cosa nasconde 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare che ha sfidato i nostri telescopi

di Il Corriere Cultura - Redazione
04/04/2026
Ecco cosa nasconde 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare che ha sfidato i nostri telescopi

L’esplorazione spaziale ha segnato una tappa significativa nel novembre 2025, quando la sonda JUICE (Jupiter Icy Moons Explorer), pur essendo in rotta verso il sistema gioviano, ha deviato i propri protocolli operativi per osservare la cometa interstellare 3I/ATLAS. Scoperta nel luglio 2025, 3I/ATLAS rappresenta il terzo oggetto di natura interstellare mai identificato. La sua traiettoria l’ha portata al perielio il 29 ottobre 2025, momento in cui la distanza dal Sole ne ha reso impossibile l’osservazione da terra, lasciando alla strumentazione di bordo della sonda ESA il compito di documentarne l’attività termica e chimica.

Osservazioni nell’infrarosso di 3I/ATLAS effettuate dallo strumento MAJIS, sovrapposte a un’immagine della camera di navigazione di Juice. Lo strumento ha rilevato l’emissione di vapore acqueo e di anidride carbonica dalla cometa

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Crediti: ESA/Juice/MAJIS

Il contributo scientifico italiano, coordinato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è stato determinante attraverso l’impiego degli strumenti MAJIS e JANUS. Lo spettrometro MAJIS ha identificato emissioni infrarosse di molecole volatili, stimando una perdita di massa dal nucleo di circa due tonnellate al secondo. Secondo Giuseppe Piccioni, ricercatore INAF e co-principal investigator di MAJIS, “le rilevazioni ripetute di vapor d’acqua e anidride carbonica indicano che ghiacci volatili sepolti sotto la superficie venivano attivamente rilasciati nello spazio poco dopo il passaggio al perielio”. Questi dati permettono di analizzare materiali formatisi in sistemi stellari differenti dal nostro miliardi di anni fa.

Immagine a colori della cometa 3I/ATLAS scattata da JANUS, la camera scientifica ad alta risoluzione di Juice, da oltre 180 milioni di km di distanza. La cometa appare di un verde brillante poiché i gas nella chioma attorno al nucleo emettono luce a lunghezze d’onda corrispondenti al verde. Le stelle sullo sfondo presentano colori diversi a seconda della loro temperatura. Crediti: ESA/Juice/JANUS – Acknowledgements: Livio Agostini

Parallelamente, la camera multibanda JANUS ha acquisito oltre 120 immagini tra il 5 e il 25 novembre 2025, rivelando strutture morfologiche complesse come getti, raggi e filamenti nella chioma della cometa. Pasquale Palumbo, ricercatore INAF e principal investigator di JANUS, ha sottolineato come “le immagini raccolte rivelano per la prima volta l’intensa attività della cometa proprio intorno al perielio”. La sfida tecnica è stata notevole: gli strumenti hanno dovuto operare in condizioni termiche non ottimali e gestire segnali estremamente deboli.
I dati, trasmessi a terra solo nel febbraio 2026 a causa della posizione della sonda rispetto al Sole, confermano la versatilità della missione JUICE non solo per lo studio delle lune ghiacciate di Giove, ma come osservatorio mobile per eventi astronomici rari.

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