“Chiediamo alle istituzioni
internazionali e ai governi di sbloccare e far giungere
tempestivamente sul campo le risorse finanziarie già promesse.
Rafforzare la sorveglianza transfrontaliera e la solidarietà tra
Europa, Africa e Medio Oriente è la risposta chiave: salvare
l’Africa Centrale significa proteggere la sicurezza sanitaria
del mondo intero”. È quanto sostiene, Foad Aodi, membro del
Registro esperti della Fnomceo, docente dell’Università di Tor
Vergata e fondatore dell’Amsi (Associazione medici di origine
straniera in Italia) e del movimento ‘Uniti per unire’ in
relazione all’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica
Democratica del Congo, con 5.584 casi confermati, 2.680 decessi
e un tasso di letalità del 48%. Per l’esperto, “occorre
aumentare immediatamente la prevenzione, rafforzare e fornire
nuovi laboratori, inviare delegazioni internazionali di medici
ed esperti qualificati a sostegno del personale sanitario
locale, garantire le cure necessarie e intensificare la
sorveglianza alle frontiere. Dobbiamo intervenire prima che
nuove catene di trasmissione possano sfuggire al controllo e
determinare un’ulteriore espansione dell’epidemia”. In questo
quadro si inserisce l’azione strategica promossa dal Manifesto
internazionale interculturale unione per l’Italia, sostenuto da
Amsi, Umem e Uniti per Unire.
Per interrompere le catene di trasmissione, la rete associativa
evidenzia la necessità di coinvolgere capillarmente i leader
comunitari e religiosi, le organizzazioni giovanili e femminili
e i mediatori interculturali, affinché contribuiscano a
costruire un clima di fiducia reale, utile a incentivare la
segnalazione precoce dei sintomi, l’accesso alle cure e lo
svolgimento di sepolture sicure e dignitose.
Inoltre, sebbene la risposta internazionale stia aumentando, con
gli Usa che hanno portato a 512 milioni di dollari il proprio
impegno finanziario, l’Oms che sta lavorando per aumentare la
capacità assistenziale e Gavi, the Vaccine Alliance, che ha
annunciato ulteriori 7 milioni di dollari per finanziare la
fornitura di vaccini, le necessità rimangono molto elevate.
“I finanziamenti annunciati devono trasformarsi rapidamente in
medici, infermieri, epidemiologi, laboratori, ambulanze,
dispositivi di protezione, vaccini, ricerca e strutture
operative – conclude Aodi -. Ogni ritardo lascia spazio alla
diffusione del virus”.
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