“Che fine avrebbe fatto un’ipotetica
sorella di Shakespeare, dotata di uguale sfavillante talento, se
avesse provato all’epoca a scrivere o a fare teatro? Pensavo
alla presenza decisamente sottostimata delle autrici italiane (e
non) alla prossima Mostra d’arte cinematografica di Venezia e al
modo in cui ogni volta si tenta di giustificare questo stato di
cose come qualcosa di fatalmente ineluttabile, oltre a tutto ciò
che, più in generale, riguarda storicamente la questione
femminile in rapporto a tutte le attività lavorative , mentre
leggevo – incredibilmente per la prima volta – un libro
abbagliante: A Room of One’s Own – Una stanza tutta per sé
(Feltrinelli editore) di quel genio assoluto di Virginia Woolf”.
Lo scrive su Facebook Fabrizio Gifuni. “Non so come sia
potuto accadere – aggiunge l’attore – o forse lo so e anche
questo ha a che vedere con il libro in questione, ma non avevo
ancora letto questo saggio straordinario che tutti, pensavo
oggi, dovrebbero leggere obbligatoriamente a scuola e di cui
consiglio vivamente la lettura a chi, come me fino a ieri, non
lo avesse ancora fatto. Poi pensavo a molte altre cose ma tutte
sicuramente meno importanti di quelle scritte nel 1929 da questo
genio”. Gifuni conclude sottolineando di dovere “la lettura di
questo saggio, potente, ironico, illuminante e inesorabile,
autentica pietra d’angolo della letteratura femminista (e non)
del XX secolo, a una delle mie figlie che mi ha fatto promettere
che avrei messo temporaneamente da parte altri libri che mi ero
portato in borsa, per leggere prima questo”.
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