(dell’inviata Francesca Pierleoni)
Più che “la storia di un marito,
di una moglie, di una figlia, desideravo raccontare l’idea di
mondo che sto vivendo, un mondo così profondamente politico,
veloce e consumistico, nel quale con il costante scrolling (lo
scorrere dei contenuti su un display, come il telefono, ndr) ci
deresponsabilizziamo da quello che pensiamo, da quello che
sentiamo”. È stato questo il punto di partenza, spiega Anna
Foglietta, della sua opera prima da regista Una Storia, con Alba
Rohrwacher e Guido Caprino, al debutto in gara nella sezione
Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia e in sala dal il 24
settembre con Bim Distribuzione.
Il racconto, prodotto da Ht Film, Indigo Film, Tenderstories
e Blu One Lab con Rai Cinema e la partecipazione di Hbo Max,
(tra i produttori c’è anche Valeria Golino) è ambientato in
provincia: al centro ci sono Erika (Rohrwacher), cassiera, e
Mauro (Caprino), che lavora nell’impresa di ristrutturazione del
padre e allena una squadra di calcio di bambini. Quando la
figlia Irene lascia casa per andare a studiare in un’altra
città, l’equilibrio della coppia, fatto di routine, certezze,
molti silenzi, un dialogo garbato ma spesso superficiale, gesti
di cura, sembra incrinarsi. Erika non comprende più quale sia il
senso delle sue scelte, e Mauro, che non sa come aiutarla, vive
anche una crisi lavorativa.
Ricorrendo anche alle facili gratificazioni del digitale “ci
stiamo allontanando dal nostro io, dall’essere umani – dice
Foglietta -. Una sovrastruttura che secondo me è la morte
dell’umanità” . Allora “ho pensato a come raccontare il bisogno,
da parte di due persone, di guardare il proprio nucleo come
ultimo baluardo di speranza per definirsi davvero vivi”. Sono
nati così “Erika e Mauro, due persone che si vogliono bene e che
hanno una vita apparentemente perfetta; non gli manca niente,
non sono malati, non si tradiscono, vivono una vita serena. Però
si ritrovano a chiedersi, cosa desidero? La mia vita è tutta
qui? Che cosa sogno? Sono quesiti che riguardano tutti noi e
spero possano attraversare anche agli spettatori se accetteranno
di entrare in confidenza con questa storia”. Oggi “ci stanno
togliendo il diritto al sogno e così ci sottraggono la nostra
dignità di agenti pensanti, critici, politici: se non posso
costruire il mio sogno cos’altro posso costruire? In questo
senso spero che il mio film possa anche essere inteso come un
film politico”.
La sceneggiatura “mi ha subito parlato e turbato più di
quanto immaginassi – spiega Alba Rohrwacher -. Ho sentito che
avremmo potuto raccontare con Anna un personaggio che, pur
appartenendo a una vita molto diversa dalla mia e a una
relazione diversa dalla mia, mi riguardava”. Per Caprino,
Foglietta ha tratteggiato il suo personaggio, “con grande onestà
e mi ha sorpreso sempre di più il suo amore per lui e la
mancanza assoluta di giudizio”.
Il film parla soprattutto, per Foglietta, della riscoperta
dell’amore per sé, “che poi può propagarsi nella quotidianità,
nel mondo. Perché se oggi mancano empatia, compassione,
indulgenza nei confronti anche del dolore degli altri, è perché
noi non siamo più capaci di leggere noi stessi. Se oggi non
riusciamo ad indignarci, a soffrire per la morte dei bambini,
significa che abbiamo perso proprio davvero il nostro senso
dell’essere umano”.
La cineasta, rispondendo alle domande, commenta anche la
scarsa presenza di registe in gara alla Mostra quest’anno: “Non
ci autorizzano a desiderare. Sognare di diventare delle
matematiche, delle astronaute, delle registe è qualcosa che fino
a poco tempo fa era precluso al nostro immaginario – sottolinea
-. La Mostra è la punta di questo iceberg ma il problema, lo
hanno detto tutte prima di me, è sistemico”. Questa domanda
comunque “non dovreste farla a noi donne, ma agli uomini perché
noi siamo, in qualche maniera, coloro che ‘subiscono’ il
problema e cercano di mettere in campo tutte le strategie per
superarlo”. Sono “in primis gli uomini che si devono interrogare
sul perché fanno così fatica a lasciare il potere, a lasciarci
spazio”. Questo “è un viaggio che si può fare solo insieme”.
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