(di Alessandra Baldini)
Quattro pagine inedite di Alan
Turing aprono uno spiraglio sulla vita interiore del matematico
britannico morto nel 1954 due anni dopo essere stato condannato
per omosessualità. Una anglista di Cambridge ha trascritto e
pubblicato online un breve racconto mai finito di mille parole,
scritto a suo avviso poco prima della morte dello scienziato –
forse un suicidio – con una mela avvelenata col cianuro.
“Solo accademici molto specializzati erano finora a
conoscenza del versante letterario dell’opera di Turing”, ha
detto Sarah Dillon, la studiosa che ha decifrato a fatica la
calligrafia praticamente illeggibile del matematico e pubblicato
il racconto intitolato Pryce’s Buoy su The Review of English
studies.
Noto agli storici come il geniale matematico di Bletchley
Park che durante la Seconda Guerra Mondiale aiutò le forze
alleate a decifrare gli impenetrabili codici Enigma utilizzati
dalle potenze dell’Asse, per il grande pubblico Turing è l’anima
tormentata a cui ha dato il volto Benedict Cumberbatch nel film
del 2014 The Imitation Game e il cui ritratto dal 2019 appare
stampato sulle banconote da 50 sterline. Omosessuale quando
l’omosessualità in Gran Bretagna era ancora fuorilegge, nel 1952
Turing fu riconosciuto colpevole di “atti indecenti”. Anziché
andare in prigione, lo scienziato fu condannato alla castrazione
chimica e alla perdita delle credenziali che lo autorizzavano a
lavorare con il governo britannico.
Secondo Dillon il matematico scrisse il racconto, dal titolo
ambiguamente allusivo alle inclinazioni sessuali del suo autore
(Pryce è il cognome del protagonista, buoys (boe) un gioco di
parole con boys, ragazzi), durante i due anni tra l’arresto e la
morte. Famoso per un’invenzione fatta quando era più giovane,
Alec Pryce è un alter ego dello stesso Turing, afferma Dillon.
Uscito di casa alla ricerca di un incontro occasionale, Alec
avvista Ron Miller, un disoccupato pronto a vendersi in cambio
di qualche sterlina. “Ron incrociò lo sguardo di Alec e gli
rivolse un sorriso forzato. Ma bastò quello”, scrive Turing.
Secondo Dillon “Alec è chiaramente un personaggio di
autofiction. È l’alter ego di Turing”.
Dopo la morte il coroner attribuì la morte del matematico a
un suicidio causato dallo “stato mentale alterato” del
matematico. Da allora il mondo accademico è diviso tra chi crede
che Turing si sia ucciso e chi attribuisce l’avvelenamento a
cause accidentali. Secondo la Dillon, Pryce’s Buoy offre
un’immagine alternativa dello scienziato che negli ultimi anni
continuo’ ad avere relazioni e vedere amici anche dopo la
condanna: “Pur essendo stato processato per omosessualità, non
se ne vergognò mai. Era orgoglioso di essere gay”.
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