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Venezuela, dopo il disastro del terremoto il rischio delle epidemie

di Il Corriere Cultura - Redazione
30/06/2026
Venezuela, dopo il disastro del terremoto il rischio delle epidemie

Dopo il disastro causato dal devastante terremoto e le centinaia di vittime, in Venezuela si affaccia un altro temibile rischio, quello delle epidemie. La fase dei soccorsi continua, ma diminuiscono di ora in ora le speranze di trovare persone ancora in vita sotto le macerie, mentre cresce il pericolo di contaminazioni e malattie infettive.
A segnalarlo, indicando le priorità in questa fase, sono gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit): fondamentale ora, avvertono, è garantire alla popolazione acqua sicura, vaccinazioni e controllo dei vettori.
La distruzione delle infrastrutture idriche e fognarie, il sovraffollamento nei rifugi e il collasso di un sistema sanitario già fortemente compromesso prima del sisma creano infatti le condizioni ideali per la diffusione di numerose malattie infettive. Secondo la Simit, il rischio epidemico è concreto e richiede interventi tempestivi e coordinati.
Il Venezuela “era già un contesto fragile dal punto di vista sanitario, con grave carenza di farmaci, servizi ospedalieri in difficoltà, personale sanitario ridotto e un sistema di sorveglianza epidemiologica indebolito. Un evento catastrofico come questo può trasformare malattie già endemiche in vere epidemie”, spiega all’ANSA l’infettivologo e membro Simit Antonio Cascio.
“La compromissione della rete idrica aumenta il rischio di infezioni trasmesse attraverso acqua e alimenti contaminati – chiarisce – Tra queste colera, epatite A ed E, febbre tifoide, dissenteria bacillare, nota come shigellosi, e leptospirosi, trasmessa dal contatto con acque contaminate dalle urine dei roditori. Particolare attenzione va riservata anche alle infezioni gastrointestinali acute, che sono una delle principali cause di mortalità nelle emergenze umanitarie. Il sovraffollamento nei centri di accoglienza favorisce inoltre la diffusione delle infezioni respiratorie. Anche la tubercolosi rappresenta un rischio, sebbene abbia un lungo periodo di incubazione. Tra le persone ferite aumenta pure il pericolo di infezioni cutanee e di tetano, soprattutto quando non è nota la copertura vaccinale”.
Inoltre, la formazione di ristagni d’acqua dopo il terremoto può determinare una rapida proliferazione di zanzare e altri insetti vettori, favorendo la trasmissione di dengue, malaria, chikungunya, Zika e leishmaniosi, aggiunge Cascio. La distruzione delle abitazioni può poi aumentare il contatto con le cimici triatomine, responsabili della trasmissione della malattia di Chagas.
“I cadaveri non rappresentano invece di per sé una fonte di epidemie – precisa l’esperto -. Il rischio sanitario deriva piuttosto dalle condizioni ambientali e dalla contaminazione dell’acqua”. È dunque fondamentale, rileva, che “la risposta internazionale sia guidata da una rapida valutazione epidemiologica sul campo. In generale, però, le misure più urgenti comprendono: garantire acqua potabile sicura attraverso clorazione e sistemi di distribuzione protetti; ripristinare servizi igienici per evitare contaminazione di acqua e alimenti; avviare campagne vaccinali, con priorità per il tetano; attuare programmi di controllo dei vettori mediante eliminazione dei ristagni d’acqua, utilizzo di larvicidi, distribuzione di zanzariere e repellenti”.
Dunque, “intervenire rapidamente in questa fase – conclude Cascio – significa evitare che al disastro naturale si aggiunga una seconda emergenza: quella epidemica”.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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