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Home Salute

Schillaci, ‘sulle case di comunità troveremo una quadra’

di Il Corriere Cultura - Redazione
08/06/2026
Schillaci, ‘sulle case di comunità troveremo una quadra’

(di Raniero Nanni)
   “Sono convinto che sulle Case di comunità troveremo una quadra”. Si è detto ottimista il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sulla riforma da lui voluta che mira a ridisegnare l’assistenza sanitaria sul territorio facendo delle Case di comunità il cuore del nuovo sistema e dei medici di famiglia il ‘motore’ di queste strutture, chiamate ad offrire ai cittadini servizi e presidi a tempo pieno allentando, così, anche il sovraffollamento dei Pronto soccorso.    
Una riforma che prevede per i medici di famiglia un ‘doppio canale’: potranno cioè scegliere tra un rapporto di lavoro convenzionato e la dipendenza dal Ssn, che non sarà quindi obbligatoria o generalizzata ma bensì mirata per le funzioni più strutturate all’interno delle Case di comunità. Un punto, quest’ultimo, contestato duramente dai sindacati e dall’Ordine dei medici, che criticano anche la mancanza di confronto. E la polemica è diventata anche politica, con la Lega in prima fila ad esprimere ieri ‘forti dubbi’ sul testo, in particolare sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia, ma con critiche anche dalle opposizioni.
    Schillaci, che ieri non si era pronunciato sul tema, parlando alla Festa dell’Innovazione del Foglio di Venezia, ha spiegato che far lavorare i medici di famiglia nelle Case di comunità “è una rivoluzione alla quale non possiamo tirarci indietro e credo che nessuno si tirerà indietro capendo quanto sia importante dotare il Servizio Sanitario Nazionale di una visione più moderna che è quella della medicina territoriale. E’ un’occasione unica che non possiamo lasciarci sfuggire – ha aggiunto – Ci sono molti giovani che ovviamente vorrebbero lavorare di più in équipe e avere gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia e dall’innovazione”.
    Nelle case di comunità (1.715 sono quelle da mettere a regime entro il 2026, dato Agenas), infatti non ci saranno solamente i medici di medicina generale, ma anche gli specialisti, gli infermieri, i fisioterapisti. L’obiettivo è anche ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso: a tale scopo avere la presenza del medico h12 o h24 nelle Case di comunità, a secondo del tipo di struttura, è una modalità che permette a chi ha una piccola urgenza di non andare in pronto soccorso, ma di trovare vicino casa una risposta.     Intanto nelle Regioni aumentano le inaugurazioni di Case di comunità: solo in Toscana ne sono attive 54, ma aumentano anche nel Lazio dove entro giugno dovrebbero aprire tutte le 130 previste. Ma il sindacato degli infermieri Nursind lancia l’allarme personale: a livello nazionale, sostiene, servirebbero circa 70mila professionisti per rendere operative quelle previste dal Pnrr. Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, “il vero rischio per il Servizio Sanitario Nazionale non è fermare la riforma della medicina territoriale, ma realizzarla solo a metà. Senza personale, risorse e una guida politica chiara, le nuove strutture resteranno incapaci di garantire i servizi attesi da cittadini e pazienti”.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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