Comprendere come i tumori riescano a
sopravvivere in assenza di ossigeno e a sfuggire al sistema
immunitario potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche
contro alcune delle forme di cancro più aggressive. Questo il
messaggio al centro della lecture tenuta agli Ifo dal Nobel per
la Medicina 2019 Gregg L. Semenza, professore di Oncologia e
Medicina alla Johns Hopkins University di Baltimora, tra i più
autorevoli scienziati al mondo nel campo della biologia
cellulare e della ricerca oncologica.
Semenza nel 2019 ha ricevuto il Nobel per il suo lavoro
rivoluzionario sui meccanismi attraverso cui le cellule
percepiscono e si adattano alla carenza di ossigeno, grazie
all’identificazione del fattore HIF (Hypoxia-Inducible Factor),
oggi considerato uno dei principali regolatori biologici della
crescita tumorale. Nel corso della lecture, Semenza ha
illustrato come i tumori sfruttino i meccanismi dell’ipossia per
sopravvivere, sviluppare metastasi e resistere alle terapie.
Nuovi approcci terapeutici mirati sono stati sviluppati
per bloccare Hif-1 e Hif-2, proteine centrali nella risposta
cellulare alla carenza di ossigeno. Tra questi, il Nobel ha
presentato i risultati preclinici di S9N, innovativo inibitore
duale progettato per colpire contemporaneamente entrambe le
proteine e rendere i tumori nuovamente sensibili
all’immunoterapia. Boccare questi meccanismi può aprire nuove
prospettive nella medicina di precisione contro i tumori solidi
più aggressivi. Risultati promettenti sono emersi in tumori
aggressivi come il carcinoma mammario triplo negativo, il
glioblastoma e alcuni tumori del colon-retto.
“Le sue scoperte – ha detto Giovanni Blandino, direttore
scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – hanno
cambiato il modo di comprendere il comportamento biologico dei
tumori e hanno aperto nuove prospettive nella ricerca
oncologica, nella medicina personalizzata e nello sviluppo di
terapie”.
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