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L’uso eccessivo di Instagram potrebbe portare a non riconoscersi più

di Il Corriere Cultura - Redazione
20/06/2026
L’uso eccessivo di Instagram potrebbe portare a non riconoscersi più

L’uso di Instagram, prolungato nel tempo, non solo influenza il modo in cui vediamo il nostro corpo, ma potrebbe portare a non riconoscersi più, a non sentirsi più ‘a casa’ dentro di esso. È quanto suggerisce uno studio sulla rivista Computers in Human Behavior e coordinato da Giuseppe Riva, direttore del Humane Technology Lab, dell’Università Cattolica di Milano, dal cui libro – ‘Crescere connessi. Una sfida per genitori e figli’ – è tratta una delle due tracce della seconda prova di maturità del Liceo delle Scienze umane, in cui si chiede ai candidati di illustrare proprio il rapporto tra “crescita, identità e tecnologie digitali”. Diretto da Maria Sansoni, lo studio solleva l’ipotesi dell’erosione digitale dell’identità corporea: anni di esposizione a selfie, volti filtrati e rappresentazioni digitali del sé, fanno strada al rischio di perdere la capacità di riconoscere ciò che ci rende unici, il nostro vero volto.

Secondo l’Oms, circa un adolescente su 7 e un adulto su 8 nel mondo convivono con un disturbo mentale e l’uso dei social è stato più volte chiamato in causa. Lo studio individua un nuovo rischio: ad essere minacciata è la capacità intrinseca del cervello di riconoscere il proprio volto e corpo come appartenente a sé. Il corpo non è infatti soltanto un’immagine da guardare. Ogni giorno il cervello integra continuamente informazioni provenienti dall’interno del corpo (come il battito cardiaco, le sensazioni viscerali) con informazioni dall’ambiente esterno. Così nasce una sensazione apparentemente scontata ma fondamentale: la certezza che quel corpo sia proprio il nostro e che esistiamo come individui distinti dagli altri.

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Il team ha coinvolto 95 giovani con un’età media di 26 anni e una storia di quasi otto anni di utilizzo di Instagram, sottoponendoli a test chiamati illusioni corporee, in cui temporaneamente si può indurre la sensazione che volto o corpo di un’altra persona siano i nostri. Utilizzati da anni nelle neuroscienze, questi test permettono di studiare la solidità dei confini che separano il sé dagli altri e che ci consentono di riconoscere il nostro corpo come “nostro”. Ebbene, nel corso del test è emersa per la prima volta una sorta di “effetto dose”: al crescere degli anni d’uso di Instagram, sale la probabilità che i partecipanti percepiscano come proprio il volto dello sconosciuto. «È attraverso il volto che ci riconosciamo allo specchio, costruiamo la nostra individualità e siamo riconosciuti dagli altri”, spiega Riva. Un’esposizione prolungata ad ambienti digitali fortemente centrati sull’immagine potrebbe influenzare il nostro senso di appartenenza del corpo.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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