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La sanità rischia il definanziamento, timori sulla manovra

di Il Corriere Cultura - Redazione
04/11/2025
La sanità rischia il definanziamento, timori sulla manovra

   La manovra 2026 riapre il dibattito sul possibile rischio di definanziamento della sanità pubblica.  A lanciare l’allarme sono la Cgil e la Fondazione Gimbe, che contestano i numeri del Governo e denunciano la progressiva riduzione della quota di Pil destinata al Servizio sanitario nazionale (Ssn). “Il Disegno di Legge di Bilancio prevede risorse del tutto insufficienti ad affrontare il drammatico sottofinanziamento della sanità pubblica”, dichiara la segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, sottolineando che dal 2022 “il Governo ha ridotto di quasi mezzo punto di Pil il finanziamento alla sanità, pari a circa 9 miliardi di euro in meno ogni anno”.
    Secondo le stime del sindacato, il Fabbisogno Sanitario Nazionale sarà di 136,5 miliardi nel 2025 (6,05% del Pil) e salirà a 142,9 miliardi nel 2026 (6,15%), con incrementi di 2,4 miliardi e 2,65 miliardi rispettivamente per il 2027 e 2028. “In rapporto al Pil – aggiunge Barbaresi – il finanziamento del Ssn resterà inadeguato, toccando nel 2028 il minimo storico del 5,93%”. La Cgil chiede quindi di aumentare i fondi di 10,5 miliardi nel 2026, 14,2 miliardi nel 2027 e 14,7 miliardi dal 2028, da destinare al potenziamento dei servizi pubblici e delle assunzioni.
    In audizione davanti alle Commissioni Bilancio ha parlato di “definanziamento strutturale” anche la Fondazione Gimbe. “A fronte di miliardi sbandierati in valore assoluto – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – la sanità pubblica ha perso in quattro anni l’equivalente di una legge di bilancio”. Secondo Gimbe, tra il Fondo sanitario effettivo e quello che si sarebbe ottenuto mantenendo il livello di finanziamento al 6,3% del Pil del 2022, si registra un gap cumulato di 17,5 miliardi di euro nel periodo 2023-2026.
    L’aumento nominale delle risorse nasconde dunque una riduzione della quota di Pil destinata alla sanità: dal 6,3% del 2022 al 6,05% nel 2027 e fino al 5,93% nel 2028. Inoltre, oltre 430 milioni delle misure annunciate derivano da fondi già stanziati in precedenti provvedimenti.
    Nel corso della stessa audizione, il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, pur evidenziando alcuni aspetti positivi della manovra, ha tuttavia avvertito: “il risultato complessivo non è ancora sufficiente a mantenere l’Italia attrattiva”. Farmindustria chiede quindi “un ulteriore aumento del tetto per gli acquisti diretti di almeno 0,5%, l’esclusione dei plasmaderivati dal conteggio della spesa soggetta a tetto e il superamento strutturale del payback con un sistema basato sul valore dei farmaci”. Tra le altre proposte: “riduzione dei tempi di accesso alle terapie con uno schema di early access e più risorse per prevenzione, immunizzazione e screening”.
    In audizione anche la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli, che ha chiesto di specificare nel testo della legge la destinazione dei fondi per le assunzioni, per evitare che “le risorse previste vengano distribuite senza indicazioni chiare sui profili professionali. Chiediamo un piano strutturale di investimento sulla professione – conclude- in termini di formazione, sviluppo di carriera e percorsi specialistici, con risorse distribuite in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale”.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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