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Energy drink, 4 consumatori su 10 iniziano prima dei 12 anni

di Il Corriere Cultura - Redazione
24/07/2026
Energy drink, 4 consumatori su 10 iniziano prima dei 12 anni

Quasi 4 adolescenti consumatori su 10 hanno iniziato a consumare energy drink prima dei 12 anni, e in alcuni casi addirittura prima dei 9. È questo il dato che emerge da uno studio del Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria, condotto su 430 ragazzi tra i 9 e i 17 anni e pubblicato su Italian Journal of Pediatrics.
Se il consumo frequente riguarda circa il 10% del campione, il 65% degli intervistati ha dichiarato di aver assunto almeno una volta bevande energetiche. Ma il dato più preoccupante è la precocità dell’esposizione: il 39,2% ha iniziato prima dei 12 anni e il 49% tra i 12 e 14. A differenza di altri Paesi europei, in Italia non esiste oggi alcun limite di età per l’acquisto degli energy drink, disponibili nei supermercati e promossi anche attraverso lo sport, i social media e la pubblicità. Proprio nei giorni scorsi, invece, il Governo britannico ha confermato che da aprile 2027 in Inghilterra sarà vietata agli under 16 la vendita delle bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina.
“Le bevande energetiche non sono semplici bibite”, afferma Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria. “Quando parliamo di energy drink parliamo di un concentrato di stimolanti. Non agisce solo la caffeina, ma un insieme di sostanze (taurina, guaranà, L- carnitina etc) che possono avere un effetto sinergico. Nei bambini e negli adolescenti questi mix non sono adeguatamente studiati. Ecco perché andrebbero evitate fino a 18 anni e sotto i 12 anni l’attenzione deve essere ancora maggiore: non esiste una dose sicura”.
Nel dettaglio clinico entra Elena Bozzola, del Gruppo di Studio Adolescenza Sip: “Le evidenze scientifiche indicano che i possibili rischi riguardano il sistema cardiovascolare e quello neurologico. In particolare vi è il rischio di un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca; nei soggetti predisposti sono stati descritti disturbi del ritmo cardiaco, che possono essere pericolosi in quei soggetti in cui non si è ancora giunti alla diagnosi di una patologia cardiaca”.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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