di Leonardo De Cosmo
I tatuaggi indeboliscono il sistema
immunitario per anni: i pigmenti dei colori più utilizzati,
nero, rosso e verde, non si fermano alla pelle ma si accumulano
nei linfonodi. A dirlo sono test fatti su topi nello studio
internazionale guidato dall’italiana Arianna Capucetti e
coordinato da Santiago González, dell’Istituto di Ricerca in
Biomedicina a Bellinzona in Svizzera, che ha coinvolto altri 12
gruppi di ricerca ed è stato pubblicato sulla rivista
dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti Pnas.
Da anni si dibatte sui possibili effetti dei tatuaggi sulla
salute, in particolare nello sviluppo di alcuni tumori, ma al
momento non esistono evidenze certe di questo legame. Nel 2024
un discusso studio guidato dall’Università di Lund in Svezia e
pubblicato sulla rivista EClinicalMedicine aveva evidenziato una
relazione statistica tra tatuaggi e linfomi ma nonostante vari
test non si erano mai pienamente compresi i meccanismi che
potrebbero favorire questo legame. Una questione aperta in cui
si inserisce ora questo nuovo studio che ha analizzato la
tossicità degli inchiostri più usati, in particolare i pigmenti
nero, rosso e verde, ossia i più usati. Analizzandone gli
effetti su topi i ricercatori hanno scoperto che, una volta
effettuato un tatuaggio, l’inchiostro si sposta rapidamente
attraverso il sistema linfatico e, nel giro di poche ore, si
accumula in grandi quantità nei linfonodi — organi chiave del
sistema immunitario. Una dinamica che era stata già scoperta nel
2017 da uno studio coordinato da Ines Schreiver, dell’Istituto
Federale tedesco per la valutazione dei rischi Bfr, e pubblicato
su Scientific Reports che aveva permesso di riconoscere
l’accumulo dei pigmenti nei linfonodi. Ma il nuovo studio ha ora
permesso di capire meglio anche quel che avviene dopo, scoprendo
così che l’inchiostro innesca una risposta infiammatoria in due
fasi: una fase acuta, che dura circa due giorni, seguita da una
fase cronica che può proseguire per anni. Quest’ultima risulta
la più preoccupante, poiché i pigmenti vengono assorbiti dalle
cellule del sistema immunitario, in particolare i macrofagi, che
non sono però in grado di digerire l’inchiostro, come farebbero
con altri agenti patogeni, fino a causarne la morte. Un fenomeno
più marcato soprattutto con gli inchiostri rosso e nero. Secondo
gli autori, l’inchiostro rimane intrappolato nei linfonodi in
modo continuo, coinvolgendo anche le cellule nuove,
compromettendo progressivamente la capacità di difesa. Lo
studio, inoltre, suggerisce anche che i tatuaggi inducono una
minore efficacia dei vaccini. Risultati che sollevano importanti
interrogativi sulla sicurezza dei tatuaggi e che spingono ad
approfondire gli studi su possibili pericoli dovuti ai tatuaggi
e la ricerca di procedure o pigmenti più sicuri. A rendere ancor
più complessa la situazione è anche l’uso di una gran varietà di
pigmenti, spesso mescolati tra loro, su cui però avvengono
costanti controlli, come nel 2022, quando la scoperta di alcune
sostanze cancerogene aveva portato al ritiro dal mercato
italiano di 9 prodotti.
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