(di Manuela Correra)
Era uno dei tasselli ‘cruciali’
ancora mancanti per la piena attuazione della legge sull’oblio
oncologico: quello riguardante il reintegro e la tutela sul
lavoro per le persone guarite da tumore, circa un milione in
Italia su oltre 3,7 milioni di persone che vivono dopo una
diagnosi di cancro. A due anni dal via libera alla legge, è
stato emanato il decreto attuativo interministeriale
Lavoro-Salute per assicurare a chi ha affrontato una patologia
oncologica una parità di opportunità nell’inserimento e nella
permanenza al lavoro, nella fruizione dei relativi servizi e
nella riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi,
adottato dopo un ampio confronto con le associazioni dei
pazienti.
Il decreto assimila tutte le persone guarite da patologie
oncologiche ai soggetti in condizione di fragilità ricompresi
tra i beneficiari del Programma Gol (Garanzia di occupabilità
dei lavoratori), del Fondo Nuove Competenze, dell’Assegno di
Inclusione e del Supporto per la Formazione e il Lavoro, e tra
coloro per cui possono essere attivati gli “accomodamenti
ragionevoli” definiti dalle leggi di recepimento della
Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. “Con
questo decreto compiamo un passo che tocca la vita concreta
delle persone – ha affermato il ministro del Lavoro, Marina
Calderone – rendere pienamente operative le tutele previste
dalla legge sull’oblio oncologico significa affermare con
chiarezza che la guarigione deve coincidere con un nuovo inizio,
libero da paure, pregiudizi e barriere ingiustificate. Il
provvedimento garantisce strumenti reali per accompagnare il
rientro al lavoro, sostenere la crescita professionale e
valorizzare le competenze di ciascuno”.
Soddisfazione dalla Federazione delle associazioni per il
volontariato in oncologia (Favo), secondo cui si tratta di “un
tassello fondamentale per dare piena concretezza alla legge
sull’oblio oncologico”. Si tratta, spiega la segretaria
Elisabetta Iannelli, di un “passaggio atteso e fondamentale”. In
particolare, la Favo apprezza che il Ministero abbia recepito le
osservazioni presentate confermando che la platea dei
destinatari delle politiche di inclusione lavorativa comprende
non solo i guariti dal cancro, ma anche coloro che, pur senza
evidenza attuale di malattia, sono ancora sottoposti a
trattamenti adiuvanti o a follow‑up, condizione che non consente
di ritenere malate le persone ma non permette ancora di essere
dichiarati guariti. È un “chiarimento decisivo – sottolinea
Iannelli – da noi fortemente richiesto, che evita
discriminazioni e tutela una fascia di lavoratori oncologici che
vivono una condizione di fragilità spesso invisibile”. Plaude
anche l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom): “I
decreti rappresentano il completamento della legge e sono un
ulteriore passo in avanti nell’estensione delle tutele e delle
garanzie per quei pazienti colpiti da cancro ma che possono
essere considerati guariti: una maggiore inclusione lavorativa è
un fondamentale sostegno per milioni di persone che hanno
affrontato una neoplasia”, afferma il presidente Massimo Di
Maio.
Con questo decreto, che segue di pochi giorni il
provvedimento Ivass per il settore assicurativo, si compie quasi
integralmente il percorso di attuazione della Legge 193/2023
sull’oblio oncologico. Grazie al provvedimento emanato
dell’Ivass, l’istituto di vigilanza delle assicurazioni, le
compagnie dovranno adeguarsi alla norma che assicura alle
persone guarite da un tumore il diritto di non fornire
informazioni sulla loro malattia e di non subire indagini. Le
compagnie, quindi, non potranno chiedere i dati ai loro clienti,
sottoporli a visite mediche e dovranno cancellare i dati in loro
possesso entro 30 giorni dal ricevimento della certificazione di
avvenuto oblio oncologico. Due provvedimenti cruciali per la
quotidianità di tantissimi ‘ex pazienti’ e per il ritorno a una
vita “piena e dignitosa, proteggendo le persone guarite dal
cancro – commenta Favo – da inaccettabili discriminazioni”. Per
la totale attuazione della legge manca ora, conclude Iannelli,
solo il provvedimento del Comitato Interministeriale per il
Credito ed il Risparmio (Cicr) per il settore bancario.
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