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Home Economia Italia

Risiko bancario, si apre un nuovo capitolo: Crédit Agricole si blinda in Banco Bpm

di Il Corriere Cultura - Redazione
20/06/2026
Risiko bancario, si apre un nuovo capitolo: Crédit Agricole si blinda in Banco Bpm

Il risiko bancario italiano apre un nuovo capitolo. Crédit Agricole sta studiando un rafforzamento della propria presenza in Banco BPM, di cui è già primo azionista con il 22,9% e per cui ha ottenuto l’autorizzazione della Bce a salire fino al 29,9%, pur senza che sia stata assunta alcuna decisione definitiva.
Secondo Bloomberg, il vertice della Banque verte ha discusso come reagire all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena (MPS), che ha messo fuori gioco la proposta di fusione “tra pari” presentata lo scorso  7 giugno dal Banco BPM a Monte dei Paschi. Lo scenario si è modificato in poche ore, poiché il giorno successivo, Intesa Sanpaolo ha rilanciato con un’offerta pubblica di acquisto e scambio sull’intero capitale di Mps, per una valorizzazione complessiva pari a 30,6 miliardi.
Parigi non esclude di riaprire il dossier sul conferimento delle attività italiane in Bpm, mentre giudica un’iniziativa diretta su Montepaschi un target troppo impegnativo dopo il blitz di Intesa.
La strategia difensiva di Crédit Agricole
Sul fronte regolatorio, le discussioni sarebbero ancora in fase preliminare e Crédit Agricole non ha commentato le indiscrezioni, ma la banca ha comunque dalla sua il via libera della Bce per avvicinarsi a quasi il 30% del capitale. Secondo gli analisti di Equita, come grande azionista di Bpm il gruppo francese si ritroverebbe automaticamente socio rilevante della nuova entità nata da un’eventuale aggregazione, potendo incidere sugli equilibri industriali senza assumerne il controllo.
La mossa dei francesi è prettamente difensiva e tattica. L’Italia rappresenta il secondo mercato domestico per l’Agricole: salire al 29,9% in Banco BPM significa blindare la banca milanese da possibili scalate ostili e, al contempo, garantirsi un diritto di veto di fatto su qualsiasi operazione straordinaria futura.

Tramonta il Terzo Polo? I nuovi scenari del risiko
A questo punto, la mappa del credito italiano si ridisegna attorno a tre grandi interrogativi. Il primo riguarda il destino di Banco BPM che, rimasto orfano di MPS, potrebbe essere spinto a guardare verso l’asse emiliano (BPER) o a rafforzare la partnership industriale con la stessa Crédit Agricole, trasformandosi nell’hub italiano dei francesi.
Il secondo elemento concerne la reazione di UniCredit. Il Ceo della banca Andrea Orcel, da sempre attento alla crescita per linee esterne, potrebbe non rimanere a guardare il rafforzamento della rivale storica Intesa Sanpaolo.
C’è da considerare, infine, il ruolo dell’Antitrust, poiché l’operazione da 30,6 miliardi su MPS solleverà inevitabilmente l’attenzione delle autorità garanti della concorrenza, sia a Roma che a Bruxelles, per il rischio di eccessiva concentrazione in alcune regioni chiave del Paese, anche se l’accordo con Unipol dovrebbe blindare la scalata, mettendo a tacere le possibili obiezioni delle autorità di vigilanza. una operazione ben congeniata.
In sintesi, quello che era iniziato come un tentativo di consolidamento a media taglia si è trasformato in una partita a scacchi geopolitica e finanziaria tra Torino, Milano e Parigi, dove la scala dimensionale è diventata l’unica vera difesa contro l’erosione dei margini.
L’impatto in Borsa
In Borsa la reazione è composta. A Piazza Affari il titolo Banco BPM tratta attorno a 15,79 euro (-0,25%), dopo il rialzo della vigilia quando le indiscrezioni avevano spinto l’azione di circa il 2% a 15,83 euro. A Parigi Crédit Agricole cede lo 0,23% a 17,58 euro.

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