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Hormuz richiude e il gas torna a 50 euro: l’Europa riscopre il rischio energetico

di Il Corriere Cultura - Redazione
11/07/2026
Hormuz richiude e il gas torna a 50 euro: l’Europa riscopre il rischio energetico

I mercati energetici tornano a tremare a causa dello Stretto di Hormuz. Con la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran nel Golfo, il prezzo del gas europeo è risalito fino a circa 50 euro al megawattora. È tornato in Europa il fantasma della vulnerabilità energetica, che sembrava allontanato dai nostri radar.
Una situazione a dir poco delicata, neanche a dirlo, con lo Stretto che è uno dei punti di strozzatura più critici nell’intero sistema energetico mondiale. È lungo appena 33 km nell’area più stretta, ma è attraversato ogni giorno da circa 20 milioni di barili di petrolio e da un quantitativo rilevante di Gnl (gas naturale liquefatto). Di fatto si stima intorno al 30% del commercio globale (di petrolio/energia) passi dal corridoio tra Iran e Oman.
Ciò spiega perché qualsiasi minaccia di chiusura si traduca immediatamente in tensioni sui mercati. Non una prima assoluta, con lo scenario già verificatosi nel 2019, nel 2012 e negli anni ’80 (guerra delle petroliere). L’unica costante in tutto ciò è la reazione dei mercati, sempre immediata e violenta.

Il gas europeo torna sopra i 50 euro
Le parole di Trump hanno dato ufficialità a una situazione estremamente complessa. Le tensioni nel Golfo Persico hanno fatto schizzare i prezzi del gas naturale europeo (Ttf) fino a circa 50 euro per megawattora (MWh). Il riferimento è al contratto Ttf di Amsterdam (riferimento europeo per il gas naturale). Un livello che non si vedeva da diversi mesi e che ha riacceso le preoccupazioni per famiglie e imprese.
Guardando al passato, così da comprendere meglio la situazione attuale, la crisi energetica del 2022 aveva visto il Ttf toccare picchi superiori ai 300 euro/MWh. I prezzi sono poi rientrati progressivamente, grazie a:

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riempimento degli stoccaggi;
diversificazione delle forniture;
temperature invernali miti.

Il tutto si è poi stabilizzato intorno ai 30-40 euro nel corso del 2024 e 2025. Il balzo attuale, dunque, rappresenta un chiaro segnale d’allarme, anche se siamo ben distanti dai massimi storici registrati in passato.
Perché l’Europa dipende ancora dallo Stretto di Hormuz
Il 2022 ha insegnato molto all’Europa, ma non abbastanza. Quando la Russia ha tagliato le forniture di gas via gasdotto, il Vecchio continente ha accelerato la diversificazione energetica. Abbiamo quindi puntato principalmente sul Gnl, importato via nave da Stati Uniti, Qatar e altri fornitori.
Una scelta che ha però creato una nuova dipendenza, quella dalle rotte marittime globali, tra cui proprio lo Stretto di Hormuz. Il Qatar è tra i maggiori esportatori di Gnl e fa transitare buona parte delle sue esportazioni proprio tramite lo Stretto.
In caso di chiusura o di clima “problematico”, le navi sarebbero costrette a circumnavigare la Penisola Arabica. È facile capire come i tempi di consegna aumenterebbero, generando un innalzamento dei costi. Meno forniture per l’Europa, dunque, con prezzi finali al rialzo.
Il rischio dell’inflazione energetica
L’aumento del prezzo del gas non è però solo un problema per i consumatori domestici. Al di là delle nostre case, infatti, occorre tener conto del rischio di una ricaduta a cascata sull’intera economia. Di fatto le bollette elettriche salgono perché il gas è ancora il principale combustibile per le centrali elettriche in molti paesi europei. Ciò vuol dire andare incontro a:

costi di produzione industriale aumentati;
inflazione complessiva nuovamente in accelerazione.

La Banca Centrale Europea potrebbe così rivedere i propri piani, arretrando dal ciclo di tagli ai tassi d’interesse avviato tra il 2024 e il 2025. Per i mercati finanziari si torna così ad avere una sola parola stampata ovunque: cautela.

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