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Spielberg torna con Disclosure day, ‘abbiamo già delle verità sugli alieni’

di Il Corriere Cultura - Redazione
31/05/2026
Spielberg torna con Disclosure day, ‘abbiamo già delle verità sugli alieni’

(di Francesca Pierleoni)
E’ “matematicamente e
scientificamente impossibile che non ci sia vita là fuori, ma ci
sono civiltà avanzate? La grande domanda rimane: sono mai venuti
qui? O, in alternativa, sono qui adesso? Ed è proprio a questa
domanda che il mio film cerca di rispondere”. Così Steven
Spielberg ha riassunto con l’amica Michelle Obama durante Imo,
il podcast che l’ex first lady conduce con il fratello Craig
Robinson, il senso del suo ritorno alla fantascienza con
l’atteso e ancora per gran parte misterioso Disclosure day, in
arrivo nelle sale italiane il 10 giugno con Universal.
   
Il film realizzato con un budget di circa 115 milioni di
dollari è scritto da David Koepp partendo da un soggetto del
regista ed è interpretato da uno straordinario cast che
comprende Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson,
Colman Domingo, Wyatt Russell e Elizabeth Marvel. Stando ai
particolari emersi dai trailer e le prime dichiarazioni di
Spielberg e degli attori, la storia ruota intorno al personaggio
di Daniel giovane esperto di cyberscurezza che lavora per una
segretissima agenzia che custodisce i segreti sulle visite
aliene sulla Terra. Quando l’uomo, venuto in contatto con
sconvolgenti informazioni top secret, decide di rivelare la
verità sulle presenze aliene a tutti, si scatena contro di lui
una caccia all’uomo guidata dal suo capo (Colin Firth) per
cercare di fermarlo. Daniel troverà però un’inaspettata alleata
in Margaret (Blunt) metereologa ed ex giornalista, legata
all’uomo da un evento avvenuto quand’erano bambini. Proprio lei
si trova a diventare anche uno ‘strumento’ usato dagli alieni
per comunicare. Spielberg ricorda di aver trattato già il tema
“quand’ero molto molto più giovane”, la prima volta in Incontri
ravvicinati del terzo tipo, uscito nel 1977. Quel film “parlava
certamente del primo incontro tra l’umanità e una civiltà
avanzata proveniente da un altro pianeta, da là fuori”. L’idea
per Disclosure day gli è venuta nel 2023, “quando il New York
Times ha pubblicato un articolo, nato da una ‘gola profonda’ che
aveva fatto avere al quotidiano del materiale video. Il pezzo,
scritto, se non sbaglio, da Helene Cooper, Ralph Blumenthal e
Leslie Kean riguardava ciò che i piloti della Marina avevano
fotografato con i loro sistemi Flir, a infrarossi frontali, di
un Ufo, che adesso chiamano Uap (Unidendified Aerial Phenomena,
ndr)”
Spielberg preferiva il termine Ufo ma questo nuovo “in un certo
senso ha portato un lessico più serio e accettabile in un mondo
che ancora oggi, 50 anni dopo Incontri ravvicinati del terzo
tipo, è più propenso a credere che qualcosa stia accadendo da
decenni e decenni e decenni riguardo alle visite (aliene) al
nostro pianeta”. Disclosure day “parla di cosa succederebbe se
tutte queste informazioni venissero divulgate
contemporaneamente. Che influenza avrebbe su tutto? La storia
ruota attorno al tentativo di impedire che questa rivelazione
abbia luogo. Ed è per questo che gran parte del film è una
caccia sfrenata e implacabile”. L’interesse del regista per gli
alieni “credo sia dovuto alla curiosità, più che
all’immaginazione, perché ci sono molte cose di Incontri
ravvicinati del terzo tipo che ho inventato, ma in Disclosure
Day ci sono molte cose che non ho sentito il bisogno di
inventare, perché come si diceva in X-Files, la verità è là
fuori, e credo che ora sia anche qui”. Così per il film si è
posto la domanda ‘chi ha il coraggio di farsi avanti e dirci che
non dovremmo avere paura di convivere con questa verità? È stata
la curiosità, più che l’immaginazione, a spingermi ad affrontare
l’argomento”. 
 Il cineasta, classe 1946, vincitore di tre
Oscar e un Irving G Thalberg Memorial Award, assegnatogli
dall’Academy nel 1987, nonostante il suo straordinario percorso,
per ogni nuovo progetto sente ancora la stessa tensione: “Si
potrebbe pensare che a questo punto della mia vita e della mia
carriera dovrei sentire più solido il terreno sotto i piedi, ma
è ancora tutto piuttosto instabile. Non importa quanti film
abbia diretto o prodotto, ognuno in un certo senso, soprattutto
quelli che ho diretto, lo sento distante, non qualcosa da cui
ripartire, ogni volta è un’esperienza nuova”. Comunque “ora mi
emoziona vedere come questo film verrà accolto – aggiunge
sorridendo – non vedo l’ora di mostrarlo al mondo”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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