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Ritorno a Oz con Ariana Grande e Cynthia Erivo da Oscar

di Il Corriere Cultura - Redazione
20/11/2025
Ritorno a Oz con Ariana Grande e Cynthia Erivo da Oscar

“Ne abbiamo passate di ogni”. Cynthia Erivo non usa mezzi termini nel raccontare le difficoltà affrontate da lei e dall’amica co-protagonista Ariana Grande durante la promozione di ‘Wicked: For Good’. “Voglio dire, siamo onesti, anche solo nell’ultima settimana…”, esclama davanti a una platea gremita alla fine di una proiezione a North Hollywood. La star si riferisce alla première di Singapore, quando un uomo ha scavalcato le transenne ed è piombato addosso a Grande sul tappeto rosso. Ora, dopo un turbine promozionale che ha girato il mondo, il secondo capitolo dell’adattamento cinematografico del popolare musical di Broadway, con musiche e testi del leggendario Stephen Schwartz, arriverà nelle sale italiane il 19 novembre distribuito da Universal Pictures. Nelle quasi due ore e mezza di musical diretto da Jon M. Chu, la storia riprende ad Oz da dove si era fermata, esplorando le conseguenze della ribellione di Elphaba, ormai “Malvagia Strega dell’Ovest”, che continua a lottare per la libertà degli animali e per smascherare il Mago corrotto. Glinda è sempre più la sua nemesi, emblema di bontà in procinto di sposarsi, ma tormentata dalla separazione dall’amica. Dopo settimane di interviste, dibattiti post-proiezioni, viaggi, tappeti rossi, e prima di volare a New York per l’ultima première, le candidate all’Oscar Erivo e Grande si sono sedute con i critici a Los Angeles, aprendosi con un candore e una profondità del tutto anomali nei codici frettolosi di Hollywood. “Non sono davvero uscita dai panni di Glinda tra il primo e il secondo film”, ammette Ariana Grande, che parla con una voce da fringuello e non smette di sorridere, “perché li abbiamo girati contemporaneamente. So che è folle: tipo lunedì, martedì e mercoledì giravamo la prima parte, e poi giovedì, venerdì e sabato la seconda parte. Se dovevamo essere in esterna, ma pioveva, allora si decideva di passare a una scena dell’altro film…Sono rimasta Glinda, senza uscirne mai, per quella che è sembrata un’eternità. Ma lo dico con l’accezione migliore possibile”, spiega. Il suo personaggio, quella ragazza così popolare da non sapere se è davvero amata o solo seguita dai suoi fan adoranti, diventa più sfaccettato e profondo: “Volevo assicurarmi che, sotto l’esterno frizzante, brillante e perfetto, la sua ‘bolla di privilegio’, come mi piace chiamarla, ci fosse una persona con un sacco di insicurezze, un sacco di piccole ferite che contribuiscono al suo bisogno di validazione esterna. Ha così tanta luce e così tanta oscurità, e poter finalmente trascorrere più tempo con quella oscurità, è stato davvero un regalo”. Glinda è sola: “Ha ottenuto tutto ciò che ha sempre sognato, e non è mai stata così sola”. “Quello che hanno messo in moto questi due film è incredibile”, dice Erivo, che non si riferisce solo al successo al botteghino globale, all’ossessione e all’affetto dei fan, o alla nomination all’Oscar (probabile il bis dopo questa interpretazione): “Sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita, me, il modo in cui vedo la mia arte. Ma non con questa gravità”, riflette l’attrice, che muove nell’aria le sue ormai proverbiali unghie lunghissime e passa dal sussurro al canto. “La musica è una sorta di altra lingua per me, e quindi ogni volta che ho la possibilità di parlarla, sono in paradiso. Lavorare alla nuova canzone in ‘Wicked for Good’ con Stephen Schwartz è stato un onore e una missione affascinante per trovare l’intonazione che suonasse più autentica per Elphaba”. La strega strana, emarginata e ribelle di Oz le ha insegnato a riflettere su quanto la percezione possa generare giudizi sbagliati: “La percezione è tutto. Quello che vediamo come buono, quello che vediamo come cattivo, può essere deformato a seconda della lente attraverso cui guardiamo. Come ti senti riguardo a un certo tipo di persona, rispetto alla pelle in cui quella persona vive, come credi che quella persona suoni o appaia, dipende dalla lente con cui la guardi. È vero per chi subisce emarginazione e ostracismo, certo. Ma ho riflettuto molto anche su ciò che idolatriamo, ciò a cui attribuiamo l’etichetta di ‘buono’. È davvero buono? O è, in qualche modo, un’apparizione di bontà? Elphaba e Glinda mi hanno insegnato a demistificare i concetti di bontà e cattiveria assolute”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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