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Park Chan Wook, per il mio western lo spirito di Sergio Leone

di Il Corriere Cultura - Redazione
26/05/2026
Park Chan Wook, per il mio western lo spirito di Sergio Leone

Un western nel segno di Sergio Leone è il prossimo progetto del regista sudcoreano Park Chan Wook, arrivato direttamente da Cannes, dove è stato presidente di giuria, a Milano per ricevere il premio ‘Omaggio al maestro’ della rassegna La Milanesiana.     “Il mio prossimo progetto è un western, un genere che in America è la storia dell’origine della nazione stessa. Il paese – dice l’autore della celebre Trilogia della vendetta composta da Mr. Vendetta, Oldboy e Lady Vendetta – è costruito sulla violenza e io dovrò seguire le orme di Sergio Leone, perché nei suoi film lui parlava proprio di questo. Non imiterò il suo stile, ma spero di prendere in prestito il suo spirito” per ‘The Brigands Of Rattlecreek’ che, secondo quanto anticipato, sarà un western alla sua maniera, ossia una storia di vendetta.     Il film, prodotto dallo stesso regista e da Bradley Fischer, ha come protagonista Matthew McConaughey, uno sceriffo che ha perso moglie e figli per colpa di un gruppo di banditi, guidati da Austin Butler, che hanno messo sotto lo scacco della violenza un’intera città. Nonostante a Cannes abbia vinto il Gran Prix per Old Boy, il premio della giuria per Thirst e la regia per Decision to Leave, girare questo film non è stato facile: “il mondo del cinema americano non è di destra, ma liberal, non avevo abbastanza investimenti, per questo – ha raccontato – ci ho messo 15 anni per girare questo film”.     Ai problemi di budget, il maestro sudcoreano è abituato da sempre: “Quando ho iniziato a girare – ricorda – mi chiedevano di fare film stile Hong Kong che andavano di moda allora, senza finanziamenti e senza poter scegliere gli attori”, ma nonostante tutto ce l’ha fatta e oggi dice che “anche senza grandi budget, se vuoi creare puoi farlo”. Quello che lo motivava allora, però, nel tempo è cambiato: “Da giovane era la rabbia per il regime autoritario, contro la dittatura militare. I Governi di Nord e Sud andavano avanti con ideologie e conflitti per avere potere, poi la Corea del Sud ha avuto uno sviluppo velocissimo e oggi ha una situazione pesante e violenta, con un gap allucinante tra ricchi e poveri e nessuna politica sociale. Invecchiando – confessa – la rabbia è diventata preoccupazione. Adesso quando faccio un film, penso a tre cose insieme: alla società, all’essere umano e al genere”.     Si può dunque – gli viene chiesto – cambiare la società con la cultura? “È una domanda che mi fa sentire impotente, penso che se qualcuno cambia idea è perché era già predisposto a farlo, ma in generale ognuno di noi nel suo ruolo dovrebbe fare del suo meglio ogni giorno, altrimenti – risponde con il titolo del suo ultimo film – no other choice”. L’importante è che un film non sia “né propaganda né pamphlet”, nello stile di Leone, che con i suoi spaghetti western demistificò il mito della frontiera americana, e nel suo, che userà il Far West come set per parlare della violenza alla base dell’impero Usa.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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