A 32 anni dalla morte di Kurt Cobain,
una nuova indagine forense rilancia l’ipotesi dell’omicidio.
Il team della rivista accademica International Journal of
Forensic Sciences ha pubblicato uno studio guidato dal
ricercatore indipendente Bryan R. Burnett che ribalta le
conclusioni a cui era arrivata la polizia di Seattle che ritrovò
il corpo del leader dei Nirvana nella sua villa sul lago
Washington l’8 aprile del 1994: suicidio con un colpo di fucile.
Il medico legale stabiliì che la morte risaliva al 5 aprile.
“E’ un omicidio. Dobbiamo fare qualcosa a riguardo”, ha
spiegato al Daily Mail Michelle Wilkins la ricercatrice
indipendente che ha lavorato con il team.
La conclusione è arrivata dopo un esame dei risultati
dell’autopsia che ha rivelato segni incoerenti con una morte
istantanea per arma da fuoco. Il documento presenta dieci punti
di prova che suggeriscono come Cobain fosse stato affrontato da
uno o più aggressori che lo avevano costretto a un’overdose di
eroina per renderlo incosciente, prima che uno di loro gli
sparasse alla testa, gli mettesse la pistola tra le braccia e
lasciasse dietro di sé un biglietto di suicidio contraffatto.
“La necrosi del cervello e del fegato avviene in caso di
overdose. Non succede in una morte per arma da fuoco”, ha
spiegato Wilkins indicando il danno agli organi associato alla
privazione di ossigeno. Il team forense ha anche rilevato
incongruenze nel kit di eroina e nella lettera di addio
dell’artista. Un portavoce della Polizia di Seattle ha riferito
al Daily Mail che non riaprirà l’indagine.
Il cantante dei Nirvana è morto a soli 27 anni e la sua morte
ha scioccato i fan e scosso il mondo della musica. Solo poche
settimane prima della morte, nel marzo 1994, Cobain fu soccorso
per una overdose di farmaci in albergo, a Roma. Non è la prima
volta che spunta la tesi dell’omicidio: nel 1198 è uscito il
libro ‘Who Killed Kurt Cobain?: The Mysterious Death of an Icon’
che esplora la possibilità che sia stato un caso di omicidio e
non di suicidio per il frontman dei Nirvana.
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