Quella degli attori è “una professione in grave crisi, penalizzata dall’incapacità di fare corpo comune come avviene in altri Paesi (si fa l’esempio della Spagna) e dall’essere percepita come privilegiata per l’equivoco che fa credere gli attori tutti ricchi e famosi, condizione che riguarda solo meno dell’1%”. È stato il punto di partenza, ribadito da Raffaele Buranelli, presidente del Raai – Registro Attrici Attori Italiani, che ha indetto oggi al teatro Quirino di Roma un’assemblea per parlare delle tante criticità che stanno vivendo. Un incontro, anche in streaming, che ha visto in platea circa 150 artisti, fra i quali Laura Morante e Daniele Costantini, Leo Gullotta, Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo, Maddalena Crippa, Claudio Bigagli, Edy Angelillo, Michele La Ginestra, Karin Proia, Luca Ward, Gianmarco Tognazzi, Nini Salerno, Loredana Cannata, Fabio Grossi, Antonella Fattori, Domenico Fortunato.
Tra gli allarmi più urgenti c’è quello sulle pensioni, soprattutto dopo una sentenza della Cassazione “secondo cui i contributi necessari all’anno pensionistico vanno maturati nell’anno solare o vanno persi” con l’aggiunta della “richiesta di rimborso dell’Inps a centinaia di pensionati di quote di pensione già percepita e tassata”, si spiega. Senza dimenticare i tagli ai fondi, il calo drastico del lavoro, le incognite sull’intelligenza artificiale e i compensi inadeguati. Temi sui quali torna oggi anche il movimento #siamoaititolidicoda che esprime “la sua profonda preoccupazione e indignazione per le nuove e devastanti incertezze normative e i tagli previsti nella legge di Bilancio, che rischiano di mandare definitivamente in panne un intero settore”. “Siamo fermi, siamo in una tragedia, ci sono tanti colleghi che hanno cambiato lavoro o che il lavoro non riescono a trovarlo – spiega Leo Gullotta al Quirino -. L’unico modo per difenderci è partecipare e agire direttamente, unirsi, ma tanti hanno paura. Bisogna rendersi conto però che la politica non ci considera. Siamo buoni solo quando ci invitano alle loro feste, serviamo solo per portargli la gente, ci riducono a jingle. Siamo in una fase drammaticissima. Quanti colleghi stanno aspettando la pensione perché non hanno giornate di lavoro e cosa fanno intanto? Come vivono? Bisogna riprendersi la dignità di questa professione”. “Ci stanno annientando come categoria – aggiunge Luigi Di Fiore – senza capire che stanno anche colpendo l’identità di una nazione”.
Uno stato di cose che emerge anche dal primo studio realizzato dal Raai su un campione verificato di attori e attrici registrati: il 69% di chi ancora lavora ha pensato o pensa di abbandonare, solo il 19% riesce a mantenersi ancora di questo lavoro e solo l’11% riesce a mantenerne anche i figli. L’89% non raggiunge i numeri per andare in pensione; il 98% ritiene che la politica non li tenga in sufficiente considerazione. Il 92% pensa lo stesso dei sindacati. Dalla politica “siamo stati chiamati solo per salire sul palco il primo maggio… non parliamo di Landini che non ci ha neanche filato” osserva Domenico Fortunato. “Dobbiamo rappresentarci da soli – ribadisce -. Io faccio un appello a tutti, anche alle altre associazioni, sia di attori che di maestranze, cantanti, ballerini, agenti, dobbiamo unirci tutti. Non importa essere di destra o sinistra, dobbiamo agire insieme, anche creando un sindacato nostro, per salvare le pensioni, per avere tutte le tutele a cui abbiamo diritto”. Si punta però anche l’attenzione sulla difficoltà fra gli attori a ‘fare squadra’: “Mi vergogno della nostra categoria che non agisce mai finché non si vieni colpiti personalmente” dice Gianmarco Tognazzi. Invece Anna Ferruzzo definisce “necessario che anche i nomi di primo piano fra di noi, siano coinvolti, per dare più forza a questa battaglia”.
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