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Addio a Tony Dallara, il primo degli Urlatori

di Il Corriere Cultura - Redazione
17/01/2026
Addio a Tony Dallara, il primo degli Urlatori

Se n’è andato il primo degli Urlatori, la voce che con “Come prima” e “Romantica” ha contribuito a portare la canzone italiana verso la modernità. Tony Dallara si è arreso a una lunga malattia e dopo una carriera che sostanzialmente ha brillato tra gli anni ’50 e ’60, ma gli ha permesso di guadagnarsi un posto di spicco nella storia della musica popolare. È morto dopo un ricovero a Milano, ma già nel 2024 aveva avuto problemi di salute ed era stato per due mesi in coma.
Era nato a Campobasso nel 1936 dove all’anagrafe era registrato come Antonio Lardera, ma in realtà ha trascorso la sua vita a Milano che negli anni ’50 era uno straordinario laboratorio di idee tra grande teatro, rivoluzioni artistiche, il jazz che nei night si mescolava felicemente con i primi furori del rock’n’roll. Proprio quel mondo da cui uscirà fuori gente come Gaber, Jannacci e Celentano per fare tre nomi.
Dallara aveva un talento naturale di cantante, una voce potente e il physique du role, amava Frankie Lane (che per la cronaca si chiamava Francesco Paolo LoVecchio e nel 1964 ha cantato a Sanremo la versione inglese di “Una lacrima sul viso”) e soprattutto Tony Williams, la leggendaria voce solista dei Platters di “Only You”. Insomma si trovava a suo agio in quei contesti a metà strada tra la melodia e l’allora arrembante rock’n’roll.
La svolta della sua carriera è avvenuta quando insieme a Bruno De Filippi, grande chitarrista e autore tra l’altro di “Tintarella di Luna”, ha formato I Campioni, il gruppo in cui, dopo vari cambi di formazione ha mosso i primi passi professionali, come chitarrista, Lucio Battisti.
Proprio con i Campioni nel 1958 Dallara ha inciso “Come prima”, la canzone che ha avuto un successo clamoroso – più di 300mila copie, ancora oggi usata negli spot pubblicitari – e lo ha fatto entrare nella schiera degli Urlatori, il termine che fu coniato per definire la nuova ondata formata da Dallara, ma anche da Mina e Celentano che cambiava la regole della canzone, allontanandosi dalla tradizione di Gino Latilla e Claudio Villa.
Nel giro di pochi anni è entrato in quel vortice di 45 giri, tipo Ti dirò, Non Partir, Brivido Blu, musicarelli tipo “I ragazzi del Juke Box” di Lucio Fulci, festival e show tv che ha caratterizzato quella stagione. Anzi proprio nel 1960 ha pubblicato il titolo più famoso della sua carriera: “Romantica” con cui ha vinto Sanremo, in coppia con Renato Rascel e “Canzonissima”: un successo mondiale, tradotto anche in giapponese. Un successo che non è stato mai più replicato. Nella stessa edizione del festival ha interpretato anche Noi, in coppia con Jula De Palma.
Nel 1961 è tornato ancora sul palcoscenico sanremese con Un uomo vivo, in coppia con Gino Paoli, e nel 1964 con Come potrei dimenticarti, insieme a Ben E. King. Già pochi anni dopo la sua carriera si è indirizzata verso un genere melodico che era totalmente in controtendenza rispetto al Beat e ai nuovi fermenti che attraversano la musica giovanile.
Negli anni ’70 si è ritirato dalle scene per dedicarsi alla pittura trovando tra i suoi sostenitori Dino Buzzati, che promosse la sua prima personale alla Galleria Cairola di Milano già nel 1960, e Renato Guttuso: una passione che gli ha consentito di entrare in contatto con Andy Warhol, Lucio Fontana, Roberto Crippa, Enrico Baj e altri grandi artisti del suo tempo, e ha marcato il suo percorso creativo fino all’ultima mostra del 2023.
Una volta tornato sulle scene, ha occupato quei ruoli che da tempo la tv assegna alle glorie del passato e che favoriscono il proliferare delle serate. Restano nella memoria i suoi sucessi, gli originali singhiozzi del suo stile e quegli arrangiamenti terzinati che sono stati assimilati dai singoli virali prodotti dall’intelligenza artificiale. Nel 2001 Tony Dallara è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, in riconoscimento del suo contributo alla musica italiana e per aver portato la canzone italiana nel mondo, premiando il suo lungo successo e la sua carriera.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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