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Home Cultura

Addio a Georg Baselitz, gigante della pittura

di Il Corriere Cultura - Redazione
01/05/2026
Addio a Georg Baselitz, gigante della pittura

Nel mondo dell’arte a nessuno più di lui sono associate le immagini capovolte, una tecnica sperimentata per cambiare il modo in cui lo spettatore percepisce l’immagine: Georg Baselitz muore a 88 anni lasciando una traccia indelebile in Germania, ma non solo. Se ne va colui che amava essere un contemporaneo scomodo e anticonformista, provocare, opporre resistenza e dire le cose come stanno.
Nemmeno la sedia a rotelle frenava la sua voglia di creare, anche in tarda età.
Dipingere al contrario era decisamente il suo marchio di fabbrica. Quanto l’artista e scultore fosse radicato nella regione d’origine e nella sua cultura – nonostante l’espulsione e il precoce trasferimento a causa del suo comportamento indisciplinato presso la fucina di artisti della DDR di Weissensee – lo dimostra il cambio di nome da Georg Kern a Baselitz nel 1961, grazie al quale rimase legato al suo luogo di nascita, Deutschbaselitz, vicino a Dresda. L’artista trascorse la sua prima infanzia nella Germania nazista ed è ricordato per le opere che riflettono i traumi della storia tedesca.
Ha iniziato a dipingere da adolescente: “Quando dipingevo, sentivo di avere qualcosa che si chiama talento”, disse orgoglioso. Tutto è iniziato con un albero capovolto, nell’anno 1969. Ispirandosi a una quercia tardo-romantica spoglia e nodosa, Baselitz dipinse “Wald auf dem Kopf” (Foresta capovolta), il suo primo quadro in cui il soggetto è capovolto – un’inversione dello sguardo per la quale poi divenne noto e con la quale venne legato in maniera quasi indissolubile, fino ai livelli estremi della caricatura. Baselitz definì questo primo “quadro capovolto” come una “terza via” tra astrazione e figurazione. Voleva allontanare l’opera dalla “fatale dipendenza dalla realtà”.
L’artista ha sempre dipinto al di fuori delle tendenze e delle mode e sperimentato diversi stili pittorici, a volte impressionista, a volte cubista. Gli piaceva dipingere sul pavimento e il suo motto di vita era: contraddizione!. Noto per l’espressività dei suoi dipinti, veniva spesso definito un “artista rabbioso”. Quando si lanciava in critiche sociali, lo faceva senza mezzi termini: “i giornalisti sono conformisti, gli artisti sono conformisti e la democrazia in Germania è degenerata in autocrazia”, tuonò poco prima del suo ottantesimo compleanno nel 2018 in occasione di una mostra alla Fondation Beyeler vicino a Basilea.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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