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Morte avvelenate, accertamenti anche sui telefoni delle vittime

di Il Corriere Cultura - Redazione
21/05/2026
Morte avvelenate, accertamenti anche sui telefoni delle vittime

E se a cercare la ricina in rete fossero state proprio le vittime del giallo di Pietracatella, Sara Di Vita o sua madre Antonella Di Ielsi? A questa domanda vogliono dare una risposta gli investigatori, al lavoro sul duplice omicidio di Natale. La novità emerge dalla convocazione delle parti offese e degli indagati per venerdì mattina, in questura a Campobasso, quando saranno estratti i dati da telefoni, modem, pc e tablet prelevati nei giorni scorsi dalla casa del piccolo paese del Molise.

Un’operazione che la procura ha affidato agli esperti informatici dello Sco e che dovrà essere completata entro 60 giorni. Il periodo di ricerca indicato dagli investigatori è molto ampio: dalla prima accensione dei dispositivi e fino al giorno del loro ultimo utilizzo. Vengono chiesti tutti i dati utili per accertare “rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara e Antonella”, mamma e figlia morte poi avvelenate. E ancora: “Cercare chat di WhatsApp e altri social inerenti alla patologia da ricina affrontata in casa e in ospedale tra il 25 e il 28 dicembre”. Infine si cercano pure dati utili a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti delle due vittime con altre persone ed eventuali annotazioni su alimenti consumati nei giorni prima dell’assunzione di ricina e annotazioni e documenti su eventuali malattie sofferte dalle vittime e non conosciute. Oggi per fare chiarezza sull’inchiesta è intervenuta direttamente la procuratrice di Larino Elvira Antonelli. “Io sono una donna estremamente cauta – ha detto all’ANSA -. Fino a quando non ho la certezza e non vedo con i miei occhi a ritroso, non crederò, quindi passeranno giorni e mesi perché al momento non ci sono sospettati e nemmeno elementi che lasciano pensare a chi possa essere stato”.

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“Abbiamo bisogno di tante certezze – ha aggiunto – che in questo momento non abbiamo perché abbiamo messo in piedi una serie di cose che porteranno a una serie di conclusioni all’esito delle quali si potrà andare a colpo sicuro su quello che è stato. Al momento non ci sono indagati”. In merito al riferimento a parenti delle vittime nelle “circostanze aggravanti” nelle carte dell’inchiesta Antonelli risponde che “il riferimento è alla premeditazione e all’uso del mezzo venefico”. Intanto, gli interrogatori non si fermano. Vengono ancora sentiti parenti e amici delle vittime mentre nelle ultime ore la polizia è anche tornata nella casa di riposo di Pietracatella dove si trova la mamma di Gianni Di Vita, la cui abitazione è stata sottoposta già in precedenza a sopralluogo. Due agenti hanno varcato la porta per notificare un atto. E si attende entro la prossima settimana il deposito dei risultati delle autopsie.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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