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Confermate le assoluzioni per i saluti romani al corteo per Ramelli

di Il Corriere Cultura - Redazione
11/07/2026
Confermate le assoluzioni per i saluti romani al corteo per Ramelli

Neanche la sentenza di due anni fa della Cassazione a Sezione Unite, che si pensava potesse aver tracciato una linea definita, è riuscita a portare su un unico binario la già ondivaga giurisprudenza milanese sulla questione dei saluti romani nell’ormai tradizionale corteo alla memoria di Sergio Ramelli, ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel ’75.

Oggi, infatti, la Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni, con la formula “perché il fatto non sussiste”, di 23 militanti di estrema destra imputati per manifestazione fascista per aver risposto alla chiamata del “presente” e aver alzato le braccia tese alla manifestazione per il militante del Fronte della Gioventù, il 29 aprile del 2019. Mentre per lo stesso corteo dell’anno precedente qualche mese fa, sempre in secondo grado, erano state confermate una serie di condanne. Per il procedimento sui fatti di sette anni fa la Procura milanese aveva presentato ricorso in appello nell’aprile 2025, dopo la sentenza di primo grado del novembre 2024 e dopo aver chiesto 23 condanne a pene tra i 2 e i 4 mesi sulla base della Legge Scelba. I giudici della nona penale (collegio Panasiti-Recaneschi-Processo), nell’assolvere gli imputati, avevano spiegato che la “chiamata del presente” e il “saluto romano”, realizzati “in concreto” da “circa 1000” giovani, erano ben lontani dal “costituire” una “condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista”, ma hanno avuto “solo una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche”. Quella era stata una delle prime sentenze a Milano – dove negli anni ci sono stati numerosi processi su quei saluti romani e con esiti altalenanti – arrivata dopo la pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite dell’aprile del 2024, che ha messo una serie di paletti per i giudici da valutare e “da cui poter ricavare”, caso per caso, “un concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista” per configurare il reato.

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E oggi la seconda sezione d’appello (giudici Manzi-Fasano-Bernazzini) ha confermato il verdetto di primo grado, con motivazioni che saranno depositate tra 90 giorni. Tra i legali gli avvocati Antonio Radaelli e Enrico Giarda Lo scorso dicembre, invece, era arrivata una sentenza che aveva vidimato le condanne. Un’altra sezione della Corte, la quarta penale (presidente del collegio Vincenzo Tutinelli), ne aveva confermate tredici a 4 mesi per altrettanti esponenti di estrema destra per manifestazione fascista per quei saluti romani il 29 aprile 2018. E con le motivazioni i giudici avevano accolto la linea della sostituta pg Olimpia Bossi, la quale, proprio sulla base della sentenza della Cassazione di due anni fa, aveva spiegato che “queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale”. Per la Corte, la “manifestazione, annunciata come commemorativa, si sviluppa in una celebrazione di figure e rituali fascisti con la massiccia e organizzata partecipazione di moltissime persone, imponendo la propria presenza e i propri rituali in un contesto democratico che tali forme ha, con la Costituzione, espressamente ripudiato e vietato”. Sarà di nuovo la Cassazione a dover fare chiarezza, perché le difese in quel processo hanno già fatto ricorso e ci sarà udienza, davanti alla prima sezione penale, il 22 ottobre.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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