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Home Cultura

L’Amorino torna restaurato alla Gypsoteca canoviana

di Il Corriere Cultura - Redazione
20/09/2026
L’Amorino torna restaurato alla Gypsoteca canoviana

L’Amorino di Antonio Canova, uno dei
modelli in gesso più significativi e più fragili della
collezione della Gypsoteca di Possagno che conserva le sue opere
nell’iconico museo (la parte più recente era stata realizzata
dall’architetto Carlo Scarpa) accanto alla casa dello scultore,
è tornato a nuova vita, restaurato dopo un complesso insieme di
interventi e al termine di una lunga vicenda conservativa.
   
L’opera fu realizzata nel 1785 su commissione della principessa
Elzbieta Czartoryska Lubomirska, che voleva un ritratto del suo
giovane nipote Henryk.
   
Il ragazzo, timido, si prestò a posare solo per il volto, mentre
per il corpo Canova fece riferimento a un modello antico. Nacque
così un Amore giovinetto con l’arco appoggiato a terra, il capo
dalla chioma fluente rivolto di tre quarti e il busto piegato
verso il tronco d’albero che gli fa da sostegno.
   
E proprio la presentazione del lavoro di restauro dell’opera è
anche l’occasione per ripercorrere la vicenda conservativa che è
stata dedicata all’opera e che è durata più di dieci anni.
   
L’Amorino era arrivato a Possagno privo della testa e del busto
ma nel 2013 era stata colmata questa lacuna, grazie a una
collaborazione con il museo del castello Lubomirski di Łańcut
in Polonia che conserva il marmo originale.
   
Attraverso la scansione tridimensionale della scultura di
Łańcut, si è ricavato un calco fedele delle parti mancanti,
riprodotto in gesso tramite stampa 3D e infine assemblato al
resto del corpo scultoreo.
   
A distanza di anni, però, la scultura ha iniziato a mostrare
segni di sofferenza. Ad esempio, lungo i margini di contatto tra
le parti originali e quelle ricostruite, così come in prossimità
della caviglia, sono comparse piccole fessurazioni, insieme a
depositi e aloni sulla superficie, provocati dalla presenza di
sali solubili, rimasti all’interno della struttura cava e
progressivamente migrati verso la superficie dalle variazioni di
umidità, contribuendo al degrado di alcune aree.
   
Per questo motivo si è reso necessario un nuovo intervento
conservativo, preceduto da una serie di indagini diagnostiche,
come la termografia a infrarossi e analisi chimiche.
   
Tra le missioni del Museo Gypsotheca Antonio Canova a Possagno,
una delle più importanti è proprio dedicata alla conservazione e
al restauro del proprio patrimonio, attraverso un’attività
continuativa fondata sulla ricerca, sulla diagnostica e sulla
collaborazione con università, istituzioni e centri
specializzati, che consente di approfondire gli studi sulle
opere e sui luoghi che custodiscono l’eredità di Antonio Canova.
   
In questo caso i lavori di restauro su uno dei modelli in gesso
più significativi e più fragili della collezione sono stati
realizzati con il sostegno dei Musei Civici di Treviso.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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