(di Enrica Battifoglia) Un’esposizione probabilmente eccessiva alla rete sia per la durata sia per i contenuti violenti e una generale incapacità a gestire la frustrazione esplosa nell’aggressività: sono questi gli ingredienti che potrebbero aver portato lo studente di 13 anni ad accoltellare, a Roma, l’insegnante che gli aveva assegnato due debiti. “Sono elementi molto diversi tra loro, ma tutti insieme diventano rilevanti”, dice all’ANSA la psicologa Anna Maria Giannini, della Sapienza Università di Roma. Il primo elemento importante in questa vicenda, osserva, è l’esposizione al mondo della rete sia per la quantità del tempo trascorso sia per la qualità dei contenuti.
“L’esposizione prolungata può portare le persone che hanno un’elevata tendenza immersiva a farsi permeare da ciò che vedono, per esempio da contenuti violenti e spesso gli autori di azioni violente vengono percepiti come degli eroi”. Il secondo elemento è l’incapacità a gestire le frustrazioni: “sappiamo che l’aggressività aumenta quando qualcosa ostacola i nostri bisogni, per esempio un debito a scuola. Diventa sempre più difficile – prosegue l’esperta – elaborare la frustrazione in modo costruttivo e questo può accadere perché i ragazzi non sono esposti gradualmente sul piano educativo a comprendere, elaborare e modulare dal punto di vista emotivo”. In sostanza, rileva, “è necessario accettare l’ostacolo e porre in essere reazioni costruttive: per esempio, davanti a un debito studio di più. Una reazione non costruttiva, ossia ‘inadeguata alla frustrazione’, porta a un brusco innalzamento dell’aggressività”. Combinati fra loro, questi due elementi “diventano una miscela esplosiva: si rischia di fare confusione tra il mondo fisico e quello della rete al punto di non valutare le conseguenze e l’emotività dell’altro, l’empatia non viene attivata”.
L’intenzionalità del comportamento dello studente di 13 anni rientra in questo quadro, come il fatto di filmare l’azione violenta, “considerata così eroica da volerla mostrare”. Entrano in gioco anche l’emulazione degli autori delle azioni violente alle quali si assiste nella rete e la ricerca di una propria identità, tipica di una fase dello sviluppo nella quale la ribellione agli adulti è fisiologica”. Infine, osserva Giannini, c’è il fatto che “oggi gli insegnanti non più considerati nella dimensione valoriale che dovrebbero avere. In passato veniva riconosciuta la loro autorevolezza e c’era rispetto. Non c’è un piano valoriale che aiuti la crescita: è completamente capovolto e si è ormai spostato sugli influencer”.
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