“I pazienti oncologici palestinesi continuano a incontrare difficoltà a ottenere il permesso di lasciare la Striscia attraverso Rafah per ricevere cure mediche specializzate. Si stima che siano 5.000 i pazienti oncologici in attesa di ricevere l’autorizzazione a partire. Secondo i medici di Gaza, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto a prima dell’inizio della guerra”. E’ l’allarme lanciato dal presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Massimo Di Maio, in occasione delle Giornate dell’etica, organizzate a Erice (Trapani) da Aiom e Fondazione Aiom dal titolo ‘Guerra, salute globale e oncologia’.
Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: “Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una ‘biosfera della guerra’ nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie – sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. Salute dell’ambiente e delle persone sono strettamente legate, in un approccio One health. In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati”.
Anche in Ucraina, sottolinea, “questo materiale è stato utilizzato in maniera estensiva in edilizia fino a tempi recenti. Nel Paese, infatti, è stato vietato solo nel 2017, in Italia nel 1992. Lo United nations office for disaster risk reduction ritiene che circa il 60% dei tetti in Ucraina sia rinforzato con amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta creando milioni di tonnellate di detriti pericolosi: dalle macerie e durante i crolli e incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto vengono rilasciate in atmosfera dove sono respirate dalla popolazione”. I danni, conclude Berardi, “non sono quantificabili nel breve termine, ma saranno evidenti fra decenni, perché la latenza fra l’esposizione all’asbesto e lo sviluppo dei tumori correlati è di oltre 40 anni. l’impatto complessivo sulla salute di queste guerre non si fermerà per generazioni”.
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