Battuta d’arresto per l’industria italiana. Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’indice destagionalizzato del fatturato delle attività estrattive e manifatturiere è diminuito dell’1% rispetto a maggio in valore e dello 0,7% in volume. Il calo ha interessato sia il mercato interno sia quello estero, confermando una fase di debolezza soprattutto sul fronte dei volumi di vendita.
Sul mercato italiano il fatturato è sceso dell’1% in valore e dello 0,4% in volume. Anche le vendite verso l’estero hanno segnato una contrazione dell’1% in valore, accompagnata da una diminuzione più marcata dei volumi, pari all’1,3%.
I dati dell’industria italiana
L’industria italiana è da tempo in difficoltà, anche se i dati rispetto ai mesi scorsi sono più incoraggianti. Tra aprile e giugno 2026, infatti, il fatturato è aumentato dell’1,2% in valore rispetto ai tre mesi precedenti, mentre in volume ha segnato una riduzione dello 0,9%.
Nel comparto dei servizi a giugno l’Istat rileva una variazione nulla del fatturato in valore rispetto a maggio e una diminuzione dello 0,4% in volume. Il dato complessivo è il risultato di andamenti molto diversi tra i singoli settori.
Sono inoltre diminuiti:
i servizi di alloggio e ristorazione, in calo dell’1,3% in valore e dell’1,4% in volume;
le attività immobiliari, che hanno perso l’1,8% in valore e l’1,1% in volume;
le attività professionali, scientifiche e tecniche, in riduzione del 2,5% in valore e del 2,8% in volume;
gli altri servizi, complessivamente in calo dello 0,4% in valore e dello 0,7% in volume.
Nel secondo trimestre, tuttavia, il settore dei servizi ha mantenuto un andamento positivo: il fatturato è aumentato dello 0,9% in valore e dello 0,1% in volume rispetto al primo trimestre.
Cresce il fatturato, ma calano i volumi
Anche guardando a giugno 2025 si può notare una crescita del fatturato industriale in valore, pari al 3,1%. In volume, invece, l’indice è diminuito dello 0,9%. Le imprese industriali hanno quindi incassato di più, ma hanno venduto una quantità complessiva di beni leggermente inferiore.
La crescita in valore è stata più forte sul mercato estero, dove ha raggiunto il 4,6%, mentre sul mercato interno si è fermata al 2,3%. In termini di volume, le vendite interne hanno registrato una flessione dell’1,8%, mentre quelle estere sono aumentate dello 0,8%.
Per i servizi, sempre su base annua e al netto degli effetti di calendario, il fatturato è cresciuto del 3,2% in valore, mentre i volumi sono diminuiti dello 0,5%. Il commercio all’ingrosso è risultato il comparto più dinamico, con un incremento del 4,2% in valore e dello 0,8% in volume. Negli altri servizi il fatturato è salito dell’1,9%, ma i volumi sono scesi dello 0,5%.
Energia in calo su base mensile
A giugno, rispetto a maggio, il fatturato in valore è aumentato dello 0,3% per i beni di consumo e dello 0,4% per i beni intermedi. Sono invece diminuiti del 2,6% i beni strumentali e del 7,1% l’energia. Ma su base annua proprio l’energia ha registrato un aumento pari al 22,2%. Positivo anche l’andamento dei beni intermedi, cresciuti del 5,4%, e dei beni strumentali, aumentati dello 0,8%. Unica variazione negativa quella dei beni di consumo, in calo dell’1,2%.
Unc: “Dati pessimi”
Un quadro che preoccupa anche le associazioni dei consumatori. “Dati pessimi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat sul fatturato:
Su base mensile si registra una debacle. Il fatturato cala ovunque: mercato interno ed estero, in valore e in volume. Insomma, non si salva nessuno. Il confronto tendenziale, invece, è in territorio positivo con +3,1% ma solo per via dell’inflazione, dato che in volume si riduce dello 0,9% e la cosa più preoccupante è che a trainare in basso il fatturato rispetto a giugno 2025 è il mercato interno. Un chiaro indice di come i consumi delle famiglie non tirino.



