A tre anni esatti dall’avvio del
rilascio in mare dell’acqua trattata dalla centrale nucleare di
Fukushima Daiichi, danneggiata dal terremoto e dallo tsunami
dell’11 marzo 2011, il bilancio tecnico segna un duplice
risultato: da un lato, 172.700 tonnellate sono state immesse
nell’Oceano Pacifico in 22 cicli, senza che siano stati rilevati
livelli anomali di trizio nelle acque o nel pescato. Dall’altro,
la quantità complessiva stoccata nei serbatoi è scesa solo del
7,6%, attestandosi a circa 1,24 milioni di tonnellate, a causa
del perdurare delle infiltrazioni di acque piovane e sotterranee
nei reattori danneggiati.
L’operatore Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha già
smantellato 17 degli oltre mille serbatoi e punta a completare
lo scarico entro il 2051, in linea con la tabella di marcia per
la disattivazione dell’impianto. Il processo è monitorato
dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), dal
governo centrale e dalla stessa Tepco, e finora non sono stati
riscontrati scostamenti dai parametri di sicurezza giapponesi:
la concentrazione massima di trizio rilevata in mare è stata di
61 becquerel per litro, ben al di sotto della soglia di 700 che
imporrebbe l’interruzione. L’acqua, dopo la depurazione, viene
diluita e rilasciata da un punto a un chilometro dalla costa.
Tuttavia, l’obiettivo resta incerto, segnalano i media locali.
La rimozione su larga scala dei detriti di combustibile fuso,
condizione essenziale per azzerare la produzione di nuova acqua
contaminata, è stata posticipata allo scorso luglio
all’esercizio 2037 o oltre, molto più tardi rispetto alla
previsione iniziale a ridosso del 2030.
Attualmente, grazie a interventi di impermeabilizzazione, la
produzione giornaliera di acqua contaminata è scesa a circa 60
tonnellate, contro le 540 del 2014, ma non è destinata a cessare
finché il combustibile rimarrà nei reattori. Sul fronte
internazionale, la Cina – che prima dell’incidente era il
principale mercato per il pesce giapponese – mantiene di fatto
il divieto totale alle importazioni, nonostante una parziale
revoca annunciata nel giugno 2025, inasprendo la tensione
diplomatica con Tokyo. Restrizioni restano in vigore anche in
Russia. Tepco ha finora corrisposto risarcimenti per circa 96,7
miliardi di yen (520 milioni di euro) a oltre 1.100 operatori
ittici, colpiti dal crollo delle esportazioni verso Cina e Hong
Kong.
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