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Poco rappresentati e ‘social first’, il rapporto tra giovani e notizie

di Il Corriere Cultura - Redazione
30/03/2026
Poco rappresentati e ‘social first’, il rapporto tra giovani e notizie

Si informano sui social visuali come TikTok, Instagram e YouTube, si sentono poco rappresentati dai media tradizionali, non hanno preclusioni nell’uso dell’intelligenza artificiale. È la fotografia del rapporto tra i più giovani e il mondo dell’informazione contenuta nell’analisi ‘How young people get their news’ del Reuters Institute, che conferma lo “stravolgimento in 10 anni della dieta mediatica” di questa generazione di nativi social che si è “allontanata da tv, stampa e siti di informazione per diventare social first”.
L’analisi è stata condotta in nove paesi – Regno Unito, Usa, Francia, Germania, Danimarca, Italia, Spagna, Giappone e Brasile – su un campione di 18-24enni. Emerge così che il 39% si informa sui social (nel 2015 era il 21%); il 24% sui siti di news (era il 36%), il 21% dalla tv (contro il 28%), il 4% via radio (6%) e un altro 4% dalla carta stampata (6%). Quattro piattaforme visuali sono ora le più usate da questa fascia d’età per leggere le notizie: Instagram (30%), YouTube (23%), TikTok (22%) e X (20%). Facebook è passato dal 53% al 16% negli ultimi nove anni. Il 59% ascolta mensilmente podcast (solo il 18% nella categoria news). Sui social i giovani affermano di prestare maggiore attenzione ai singoli creators (51%) piuttosto che ai tradizionali brand di informazione (39%). Circa due terzi (64%) legge news quotidianamente, ma più in maniera casuale che intenzionale, con lo scrolling dei social: solo il 14% dei giovani tra i 18 e i 24 anni afferma che il modo principale per accedere alle notizie è andare direttamente su un sito o un’app di informazione, molto meno che attraverso i social (40%) o i motori di ricerca (26%). Circa il 15% usa l’intelligenza artificiale per accedere alle news settimanalmente rispetto al 3% degli over 55.
La generazione intervistata per il rapporto ha anche un atteggiamento positivo nei confronti del giornalismo assistito dall’IA (il 43%) ed è propensa a utilizzare questa tecnologia come aiuto alla spiegazione di notizie complesse (48%) o al riassunto (43%). Inoltre, solo un terzo (35%) dei giovani del campione – rispetto al 52% degli over 55 – afferma di essere “molto” o “estremamente” interessato alle notizie, soprattutto di politica; i ragazzi sono più attenti alla scienza e alla tecnologia, le ragazze alle notizie sulla salute mentale. Il 32% pensa che “non abbia senso che i mezzi di informazione siano neutrali su determinate questioni” come il cambiamento climatico o il razzismo. E il 31% ritiene che la fascia d’età a cui appartiene non sia sufficientemente coperta dai media, forse anche per la “carenza dei più giovani nelle newsroom”.
“La nostra ricerca documenta un maggiore senso di alienazione in questo segmento di pubblico. Alcuni trovano le notizie tradizionali irrilevanti, difficili da comprendere o ingiustamente distorte rispetto al loro gruppo demografico – sottolinea il rapporto di Reuters Institute -. Le discrepanze tra la produzione giornalistica e le aspettative del pubblico giovane evidenziano la necessità che le redazioni capiscano come raggiungerli. Una delle sfide più urgenti dell’industria dell’informazione è affrontare il cambiamento del comportamento del pubblico più giovane. Soddisfare le esigenze di questo segmento è cruciale non solo per l’attuale stabilità dell’industria del giornalismo, ma anche per il futuro delle società democratiche”, conclude l’analisi.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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