A fronte di una stabilità del numero di aborti, pari a 65.746 nel 2023, cresce il ricorso alla procedura farmacologica, che rappresenta ormai il 59,4% del totale rispetto al 52% del 2022, seppure con forti diversità territoriali. Cala leggermente, invece, la percentuale di ginecologi obiettori, dal 60,5% del 2022 al 57% del 2023.
Emerge dalla relazione sulla legge 194 inviata dal ministro della Salute ai presidenti della Camera e del Senato che, “pur se ancora non consultabile sul sito del ministero, circola in maniera sotterranea”. Lo sottolinea l’Associazione Luca Coscioni, che parla di dati “vecchi” che continuano a essere “chiusi e analizzati per medie regionali, quindi poco utili”.
La relazione mostra come, nelle Regioni in cui l’accesso all’aborto è limitato (Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata), le donne migrino verso province o Regioni più disponibili, “ignorando come la deospedalizzazione e la possibilità di eseguire le procedure in consultorio permetterebbero di superare queste difficoltà, riducendo i costi e le diseguaglianze”.
Nonostante l’aggiornamento delle linee di indirizzo, nel 2023 solamente tre Regioni (Lazio, Emilia-Romagna, Toscana) ammettevano la pillola abortiva in regime ambulatoriale e, tra queste, solo il Lazio l’autosomministrazione a domicilio del misoprostolo. “In queste Regioni, in particolare, l’Associazione Luca Coscioni rilancerà la campagna ‘Aborto senza ricovero’, per garantire alle donne il diritto di scegliere e per limitare gli sprechi di risorse dei sistemi sanitari”.
Si conferma la riduzione dei ginecologi obiettori di coscienza, ma anche qui con forti differenze territoriali: nel 2023 sono stati il 73,7% dei ginecologi di Bolzano, il 75% in Abruzzo, il 91,7% in Molise, il 71,4% in Campania, il 73% in Puglia e il 78,6% in Sicilia. Continua “la grande variabilità regionale e un’applicazione della legge diseguale, non solo tra le Regioni, ma anche tra ASL della stessa provincia”, conclude la nota dell’associazione Coscioni.
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