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Home Economia Italia

PAC: cosa sono e perché piacciono ai policymaker

di Il Corriere Cultura - Redazione
15/03/2026
PAC: cosa sono e perché piacciono ai policymaker

Negli ultimi si sta assistendo a una convergenza tra politica, attori economici e consulenza professionale su uno strumento – il Piano di Accumulo o PAC – che consente di raggiungere una serie di obiettivi comuni, quali costruire ricchezza, imparare a ragionare per obiettivi, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la sicurezza finanziaria delle famiglie. E’ quanto spiega Pictet Asset Management che dedica a questo strumento un approfondimento.

Cosa sono i PAC
I PAC sono sostanzialmente strategie di investimento che permettono di costruire un patrimonio nel tempo, versando somme periodiche anche piccole 50-10 euro (solitamente mensili, trimestrali o annuali) in strmumenti finanziati come fondi comuni di investimento op ETF, anziché investire tutto il capitale in una sola volta. Questo garantisce l’accessibilità a tutti ed una riduzione del rischio.
L’accessibilità dei PAC
In un contesto di redditi discontinui, mercati volatili e invecchiamento demografico, l’accantonamento regolare e automatizzato di importi anche ridotti rappresenta la risposta più ragionevole e sostenibile, perché trasforma il risparmio in un’abitudine strutturale e accessibile, a prescindere dall’età anagrafica.
Una leva politica per sollecitare il risparmio
L’accessibilità die PAC si è tradotta in scelte concrete: in diversi Paesi, i governi nazionali, col supporto di datori di lavoro e istituzioni finanziarie, hanno promosso programmi di accumulo del risparmio. Tra i più noti compaiono gli Individual Savings Account (ISA) del Regno Unito, i piani Riester-Rente e Frühstart-Rente in Germania (in cui lo stato versa 10 euro al mese a tutti i minorenni), e gli Investment Savings Account (ISK) in Svezia. Tutti questi programmi condividono l’obiettivo di favorire il risparmio di lungo periodo, spesso attraverso agevolazioni fiscali o contributi pubblici.
PAC come strumento di welfare
La recente Savings and Investments Union (SIU) europea, nata nel luglio 2025, punta proprio a canalizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi, rafforzando l’abitudine all’accumulo e riducendo la dipendenza da strumenti di breve termine. Ciò che emerge, dunque, è un segnale politico chiaro: l’Europa vede nei Piani di Accumulo una leva strategica per crescita, stabilità finanziaria e autonomia economica. Lo stesso approccio è evidente anche fuori dall’Europa. Negli Stati Uniti, i 401(k) e i Trump Accounts/Baby Bonds spingono l’accumulo automatico lungo tutto l’arco della vita; in Asia, modelli come il Central Provident Fund di Singapore o i piani NISA e Junior NISA giapponesi rendono il risparmio programmato una vera “infrastruttura” finanziaria nazionale. Ma ci sono casi di successo anche poco lontano da noi: l’iniziativa Accantonamento nuovi nati del Trentino riconosce il valore economico e sociale di iniziare presto a risparmiare in maniera profittevole, sfruttando pienamente l’interesse composto. Un investimento che non ha solo finalità economiche, ma anche culturali e sociali. Il Piano di Accumulo è quindi uno dei migliori strumenti disponibili sul mercato, perché unisce semplicità operativa, efficacia finanziaria e impatto sociale. È per questo che viene spinto dalla politica, che lo usa come leva di welfare moderno; dall’economia, che lo integra nei sistemi previdenziali e produttivi; e dai professionisti, che lo raccomandano come soluzione più solida per la maggioranza delle persone.

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