Nella scuola italiana “ci sono tanti professori appassionati ai quali non viene dato modo di dedicarsi realmente ai loro ragazzi”. Gli insegnanti in questo momento storico “in cui i ragazzi vengono ascoltati sempre meno, sono più importanti che mai e sono felice che ci siano film e serie che ne parlino. Il loro ruolo dovrebbe essere messo al primo posto nella società, anche a livello di stipendi, invece spesso non vengono tutelati e sono abbandonati. Per questo sento una grandissima responsabilità nel portare in scena questa donna”. Lo dice Anna Ferzetti, che dopo La Grazia di Sorrentino, offre un’altra interpretazione di grande sensibilità, in Domani interrogo di Umberto Carteni tratto dall’omonimo romanzo, edito da Marsilio, di Gaja Cenciarelli (qui anche cosceneggiatrice), nato dalla vera esperienza da professoressa, in una periferia romana, della scrittrice.
Tra i punti di forza del film, presentato in anteprima lo scorso ottobre ad Alice nella città ed in arrivo nelle sale dal 19 febbraio con Vision Distribution, c’è anche un cast strepitoso di giovani attori, alcuni al debutto cinematografico, composto da Fabio Bizzarro, Zoe Massenti, Sara Silvestro, Yothin Clavenzani, Paterne Sassaroli, Anita Serafini, Morgan Sebastian Wahr, Lorenzo Bagalà, Federico Micheli e Mounir Khlifi. Nella storia (producono On Production con Rai Cinema in collaborazione con Disney+ e Vision ), seguiamo il percorso di un anno di una professoressa di inglese (Ferzetti) assegnata in un liceo difficile nella periferia romana di Rebibbia. I suoi allievi, abituati ad essere considerati “spazzatura”, come dice uno di loro, vivono realtà complesse, tra problemi personali, criminalità, isolamento e pregiudizi. La nuova arrivata è vista all’inizio con diffidenza, ma la ‘professorè’ con la sua capacità di ascolto e uno stile di insegnamento vitale, pian piano fa cadere i loro muri. E’ “un ruolo che ho amato, sarà che ho una passione per L’attimo fuggente, un film che mi ha fatto capire moltissime cose da ragazzina – sottolinea Ferzetti – Anch’io sono stata una ragazza ribelle e ho faticato tantissimo a scuola perché mi sentivo non adatta. Però ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno fatto comprendere come sia importante cadere, sapersi rialzare, saper sbagliare”.
Nella messa in scena, “siamo voluti uscire dalla comfort zone, dalla narrazione classica e abbiamo un po’ cercato di seguire quello che era il racconto emotivo della storia” spiega Umberto Carteni, che sta anche valutando un adattamento in forma di serie televisiva della storia. “Ci piacerebbe, magari con lo stesso cast… se non crescono troppo” dice sorridendo all’ANSA. Gaja Cenciarelli quando ha saputo che il suo libro sarebbe stato adattato per il grande schermo era “felicissima, perché per me il cinema è un’ossessione. Mi sento totalmente rappresentata da questo film e non è una cosa scontata. Molti scrittori sono insoddisfatti dagli adattamenti che fanno dei loro libri, io invece sono uscita piangendo dalla prima proiezione a Cinecittà, ho trovato il film bellissimo”. La storia racconta “che insegnare vuol dire anche fallire – osserva la scrittrice -. Se su cento persone riesci a colpirne una hai già vinto. I professori sono molto soli, diciamoci la verità. Eppure noi amiamo la scuola, amiamo le istituzioni. La scuola è il loro fondamento e la base della democrazia, perché è da lì che si formano i cittadini. I professori per questo sono tenuti a non desistere, non devono smettere di provare. Si vedono dei ragazzi purtroppo perdersi lungo la strada, si soffre ma si deve andare avanti perché non è soltanto un obbligo professionale ma morale”. Anche se, aggiunge Cenciarelli “il momento storico-politico non aiuta tutti quei docenti di buona volontà, e sono tanti, che si mettono in ascolto, che fanno la differenza”.
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