E’ frutto di uno studio avviato
dall’Università di Padova, con una borsa di ricerca finanziata
dall’Associazione sclerosi laterale amiotrofica (Asla) – sezione
di Pordenone, un nuovo risultato nella ricerca sulla Sla. Il
lavoro, iniziato un anno fa da Edoardo Girotto, impegnato in un
progetto scientifico dedicato alla Sla, ha consolidato le
attività sperimentali e di analisi con l’obiettivo di
caratterizzare nel muscolo le alterazioni di due proteine di
grande rilievo nei meccanismi neurodegenerativi: TDP-43, nota
per la formazione di aggregati tossici tipici della Sla, e
p-Tau, recentemente associata al processo patologico della
malattia.
Studi recenti indicano che il muscolo scheletrico non è solo
“bersaglio” della perdita dei motoneuroni, ma può essere
coinvolto fin dalle prime fasi dei processi patologici. Per
questo, il muscolo potrebbe diventare una sorgente di
biomarcatori utile a diagnosi precoce e conseguente presa in
carico dei pazienti. Il lavoro prevede l’esplorazione della
relazione tra questi marker biologici e i dati clinici, per
individuare caratteristiche specifiche e potenzialmente utili
alla stratificazione e al monitoraggio della malattia.
“La forza di questo progetto non è solo il tema, ma anche la
preziosa disponibilità di campioni di muscolo scheletrico
provenienti da oltre 600 pazienti affetti da Sla e conservati
nella Biobanca del Centro neuromuscolare dell’Azienda ospedale
università di Padova”, sottolinea il professor Gianni Sorarù,
responsabile della ricerca.
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